Un quesito referendario che non riguarda una mera disputa nominalistica ma che potrebbe rappresentare il primo passo di un progetto di ampio respiro, con importanti risvolti economici, culturali e turistici. Francesco Pietrini, sindaco di Ortonovo, un comune in provincia della Spezia che sorge a ridosso del confine con il territorio municipale di Carrara, spiega così le ragioni che hanno spinto la sua amministrazione a chiedere alla Regione Liguria l’indizione di un referendum consultivo, per cambiare il nome del comune da Ortonovo a Luni. Il consiglio comunale ha già approvato all’unanimità una delibera a favore della proposta, che punta a rispolverare in chiave turistica e culturale, gli antichi fasti della città da dove in epoca romana venivano imbarcati i marmi estratti dalle apuane. Il cambio di nome era stato ventilato la prima volta un paio di anni fa, sulla scia dell’ipotesi di accorpamento tra Castelnuovo e Ortonovo: l’idea però è stata bocciata, sempre attraverso una consultazione referendaria, soprattutto per volontà dei castelnovesi ma è stata rilanciata dall’amministrazione di Ortonovo che ha chiesto e ottenuto dalla Regione Liguria l’indizione di un nuovo referendum, questa volta limitato al cambio di nome. «Il nostro obiettivo è creare un brand riconoscibile a livello nazionale, un po’ come le Cinque Terre. Pur essendo composte da cinque frazioni diverse, ciascuna con il suo nome, il “marchio” è uno solo. Così Luni potrebbe essere diventare un nome di richiamo, per tutto il territorio, incluso Castelnuovo e Sarzana… non solo per il nostro comune» spiega il sindaco Pietrini, che insiste sulle ricadute turistiche ed economiche di questa operazione. Quanto poi alle polemiche sollevate da alcuni residenti, che si sono lamentati per i costi di una consultazione a loro dire tutt’altro che prioritaria, il primo cittadino replica: «l referendum costerà sui 18 mila euro e sarà a carico della Regione Liguria…quello che chiediamo agli abitanti del nostro comune è semplicemente di esprimersi attraverso il voto: gli investimenti che servono li stiamo già facendo» ha concluso Pietrini ricordando che per essere valido il referendum del 5 febbraio ha bisogno di un quorum del 30%.
