L’associazione replica a Persiani sulla situazione della Casa di reclusione: «Il Garante non sostituisce gli interventi sul sovraffollamento e sulla carenza di personale, ma può contribuire a tutelare i diritti e favorire il dialogo tra carcere e istituzioni»

Abbiamo letto con attenzione le dichiarazioni del sindaco Persiani sulle condizioni della Casa di reclusione di Massa e, in particolare, sulla proposta di istituire un Garante comunale delle persone private della libertà personale.

Prendiamo atto positivamente del fatto che il Sindaco dichiari di considerare il Garante “uno strumento potenzialmente utile” e che affermi di non avere obiezioni alla sua istituzione.

Ma proprio da questa affermazione vogliamo partire.

Se il Garante è uno strumento utile, perché non istituirlo anche a Massa?

Non ci sembra che oggi il problema sia stabilire se il Garante debba sostituire gli interventi necessari sul sovraffollamento, sulla carenza di personale o sulle condizioni strutturali del carcere.

Nessuno lo ha mai sostenuto, anche perché si tratta di problematiche che, seppure con caratteristiche e dimensioni diverse, riguardano il sistema penitenziario nel suo complesso.

Il Garante non sostituisce lo Stato, l’Amministrazione penitenziaria, la Polizia penitenziaria e non sostituisce gli interventi necessari sul sistema carcerario.

Le problematiche che ruotano intorno al sistema penitenziario sono molteplici, ma da qualcosa si dovrà pur partire. E perché non proprio dall’istituzione del Garante comunale?

In una situazione nella quale vengono segnalate criticità importanti, la presenza di una figura autonoma di garanzia può consentire di raccogliere le istanze, verificare le condizioni di vita, favorire il dialogo con le istituzioni, segnalare tempestivamente le problematiche e contribuire a far sì che i diritti fondamentali delle persone detenute non rimangano affidati soltanto alla capacità individuale di far emergere le proprie difficoltà.

C’è poi un altro punto sul quale riteniamo necessario fare chiarezza.

Il fatto che esista un Garante regionale non rende inutile un Garante locale.

La stessa normativa regionale toscana contempla la dimensione locale della tutela e prevede forme di collaborazione e raccordo con i garanti locali.

Difendere i diritti delle persone detenute non significa essere contro chi lavora in carcere.

Anzi, riteniamo che la tutela dei diritti delle persone private della libertà e l’attenzione alle condizioni di lavoro della Polizia penitenziaria e di tutti gli operatori siano parti della stessa responsabilità istituzionale.

Il carcere è parte integrante della città e si deve puntare al suo miglior funzionamento.

Per questo non chiediamo al sindaco di scegliere tra il Garante e gli interventi strutturali.

L’AltroDiritto chiede piuttosto di fare entrambe le cose: continuare a sollecitare gli interventi strutturali necessari e, contemporaneamente, sostenere concretamente l’istituzione del Garante a Massa.

Perché una cosa non esclude l’altra.

Anzi, se davvero riteniamo che il Garante possa “ascoltare, segnalare, favorire il dialogo e contribuire al rispetto dei diritti e della dignità delle persone detenute”, come afferma lo stesso sindaco, non vediamo quale ragione dovrebbe impedire di dotare il territorio di questo strumento.

Il punto, quindi, non è più domandarsi se il Garante sia utile o meno.

La domanda è: quando siamo disposti a istituirlo?

L’AltroDiritto è pronto a confrontarsi anche con quelle componenti dell’Amministrazione comunale che si dichiarano contrarie all’istituzione del Garante, nella convinzione che sia possibile costruire un dialogo concreto e costruttivo.

Perché garantire i diritti non significa indebolire il carcere.

Significa contribuire a farlo funzionare secondo la Costituzione.

Chiara Bertelloni

Presidente l’AltroDirittoPisa

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