Torna d’attualità il progetto del Traforo della Tambura con la consegna da parte del Ministro Matteoli del progetto al Sindaco di Vagli in Garfagnana.

Ripercorrendo l’iter veniamo a sapere che in realtà l’idea fu già presentata in Parlamento nel corso della 10′ Legislatura (2.7.1987/22/4/92-Governi; Goria e Andreotti) dell’ 11′ Legislatura (23/4/92 – 14/4/94- Governi: Amato e Ciampi) e nella 12′ Legislatura (15/4/94 – 8/5/96 – Governi: Berlusconi – Ciampi).

Ecco quindi il testo integrale del Progetto di Legge n. 1311 del 1996

PROGETTO DI LEGGE – N. 1311

 Onorevoli Colleghi! – Riteniamo doveroso presentare questa proposta di legge che abbiamo già sottoposto all’attenzione degli onorevoli colleghi durante la X, la XI e la XII legislatura.
        Purtroppo, soprattutto nella XII legislatura, stante lo stato di emergenza, la Camera dei deputati non ha potuto prendere in esame il testo. Desideriamo pertanto reiterarlo con la certezza che i colleghi vorranno benevolmente esaminarlo.
        L’attualità dei problemi che propone, ci induce a ritenere che possa completare il suo corso in questa legislatura.
        Nella regione Toscana, ricca di cultura, di monumenti, di città, che si possono definire nella tradizione delle loro bellezze e della loro storia, vi sono anche ampi territori a carattere montuoso che, nell’armonia di un complessivo equilibrio naturale, fanno della Toscana una delle zone più interessanti d’Italia.
        Con la presente proposta di legge intendiamo sottoporre agli onorevoli deputati il problema della valorizzazione della Garfagnana che, nell’ambito della regione Toscana, costituisce una delle zone depresse, e che necessita di incentivazioni tese a valorizzarne il suo naturale patrimonio.
        La Garfagnana si estende su un territorio di circa 540 chilometri quadrati, confina a nord-est con l’Emilia, a sud-est con la valle del Serchio, a sud-ovest con Massa Carrara e la Versilia, a nord-ovest con la Lunigiana.
        L’area, geograficamente delimitata dall’Appennino, dalle Alpi Apuane, dalle alture che la separano dalla Lunigiana, coincide con la parte alta del bacino del Serchio, una delle grandi vallate interne della Toscana, separata dall’Emilia dalla catena appenninica che qui, nel monte Prato (m. 2.054), raggiunge la quota più elevata della Toscana, ed è separata dalla piana costiera dalla catena delle Apuane.
        Come si vede, la Garfagnana è una zona di montagna, che racchiude tutte le caratteristiche delle alte quote, dalla flora alla fauna alla speleologia.
        Sotto quest’ultimo aspetto la zona, essendo una delle aree carsiche più importanti d’Italia, ha subìto nel corso dei millenni l’azione disgregatrice dell’acqua, che ha creato un gran numero di antri, voragini e pozzi.
        Le aree della Vetricia della Carcaraia sono tra le zone a maggior densità di cavità naturali che si conoscano. Alcune hanno uno sviluppo notevole, come l’Antro del Corchia, profondo 1.200 metri e con uno sviluppo di oltre 40 chilometri. Accanto alle grandi cavità vi sono numerose piccole e medie grotte di facile accesso, che offrono la possibilità di diversi contatti con il mondo sotterraneo.
        Se nel sottosuolo vi sono interessanti ambienti da conoscere, non meno interessanti sono i boschi che ricoprono le Apuane e, nel suo complesso, la flora. Dalla macchia mediterranea della Versilia si sale verso le alte quote che nel versante garfagnino presentano orizzonti tipicamente alpini, con varietà di piante di interesse per gli studiosi e per la scienza.
        E ovvio che in questo compatto ma diversificato manto di vegetazione viva una fauna del più vivo interesse. Nelle numerose grotte e caverne sono stati trovati reperti di diverse specie di animali in gran parte estinte. Se la fauna, come è naturale, è andata modificandosi nel tempo, tuttora nel versante garfagnino delle Apuane vivono oltre 40 specie di mammiferi, fra cui il cinghiale ed il cervo, mentre non sono rari l’aquila reale ed il falco pellegrino.
        Le amministrazioni locali, anche se poco aiutate dallo Stato e dalla regione, hanno cercato di dare la massima tutela all’ambiente, come nel Parco naturale della Orecchiella.
        La Garfagnana, lo possiamo dire senza retorica, è un’oasi di verde dove oggi, nei suoi sedici comuni, abitano circa 31.000 abitanti.
        E qui si pone il vero problema della Garfagnana che, pur ricca di immense attrattive opportunamente sviluppate, ha visto diminuire la popolazione presente ed attiva che nel 1951 contava circa 53.000 abitanti. Una riduzione del 40 per cento deve dar da pensare, poiché una simile fuga dai propri paesi denuncia la evidente esistenza di difficoltà e di problemi che vanno affrontati e risolti.
        In sintesi, possiamo dire che la popolazione tende ad una continua diminuzione perché i giovani non trovano risorse; l’economia è prevalentemente di tipo agro-pastorale; vi sono industrie estrattive del marmo localizzate nei comuni di Minucciano e Vagli Sotto, quindi a notevole altezza, oltre che nel comune di Villa Collemandina. Fino a qualche decennio fa l’economia della zona era basata prevalentemente sulla coltura del castagno; l’allevamento è ancora una attività redditizia, mentre la transumanza è in via di estinzione. Prevale la piccola proprietà contadina, ma, a causa del forte esodo dei giovani, attualmente vi sono molti terreni incolti, specialmente nelle zone meno favorite.
        Forse, una delle cause dell’economia depressa di questo pur ricco territorio può essere individuata nella scarsezza delle comunicazioni. Le strade sono assolutamente insufficienti e da decenni si parla di nuovi flussi viari, ma i lavori proseguono con lentezza esasperante. La Garfagnana è percorsa dalla ferrovia Lucca-Aulla, costruita alla fine del secolo scorso, obsoleta, ed i pochi convogli impiegano tempi esasperanti per superare i chilometri del tracciato.
        In questa situazione, la disoccupazione si fa sentire sempre più pesantemente. A ragion del vero si deve dire che gruppi di giovani hanno preso l’iniziativa di costituirsi in cooperative per sfruttare quelle terre, ma con una prospettiva ben poco sicura per il futuro.
        Sin dagli inizi di questo secolo si considerò la necessità di un collegamento veloce con la Versilia e la provincia di Massa Carrara che, attualmente, sono raggiungibili in circa due ore di macchina.
        Per portare un nuovo soffio di vita alla regione basterebbe la realizzazione di un traforo di quattro chilometri sotto le falde della Tambura, consentendo al turismo estivo della Versilia di raggiungere con 20 minuti di macchina le alte quote della Garfagnana.
        Con questa realizzazione viaria la Garfagnana avrebbe anche la possibilità di sfruttare i suoi monti durante il periodo invernale, poiché vi sono bellissime piste da sci, ed il settore del turismo potrebbe dare nuova linfa all’economia della zona.
        Inoltre, col traforo della Tambura si avvantaggerebbe l’industria del marmo, elemento determinante nell’economia della zona, venendo a ridurre il costo dei trasporti che oggi incidono pesantemente sul costo totale del prodotto e consentendo agli stessi acquirenti di recarsi direttamente alle cave, senza ricorrere agli intermediari, con reciproco vantaggio del venditore e degli acquirenti.
        Per tutti questi motivi, anche se esposti in modo incompleto, abbiamo ritenuto necessario pensare ad una soluzione che crediamo di aver individuato nella istituzione di un consorzio fra i comuni della Garfagnana, aperto peraltro anche ad altri enti.
        In tal modo intendiamo attivare le forze umane ed economiche nonché amministrative della Garfagnana, e nello stesso tempo chiedere un intervento dello Stato affinché il consorzio possa responsabilmente gestire le iniziative.
        Affidiamo quindi la presente proposta di legge alla cortese attenzione degli onorevoli colleghi e, aperti a tutti suggerimenti che vorranno dare, ne sollecitiamo la approvazione.

4 pensiero su “Il Progetto di Legge n. 1311 del 1996 sulla realizzazione di una strada di collegamento Garfagnana -Mare”
  1. Ancora una volta ad uno dei grandi appuntamenti che interessano il futuro politico-amministrativo ed economico della nostra città siamo arrivati in ritardo. E’ il caso del traforo del Monte Tambura, il cui progetto è stato presentato nei giorni scorsi in Garfagnana direttamente dal ministro delle infrastrurtture Altero Matteoli. Eravamo assenti al vertice convocato al ministero alla fine dell’inverno 2009, così come abbiamo snobbato l’incontro dei giorni scorsi nella zona di Vagli. Come si ricorderà a Roma a rappresentare la provincia di Massa Carrara era presente un incaricato del Comune di Fivizzano (sic!), mentre a rappresentare la Garfagnana erano diversi sindaci. L’assenza di amministratori di Massa, Carrara e Montignoso fu notata, con un certo disappunto, sia da Matteoli che dai primi cittadini del territorio garfagnino.
    Il ministro nei giorni scorsi, presentando il progetto, ha espresso una certa soddisfazione, visto che, grazie al suo interessamento, il traforo era stato inserito nella legge-Obiettivo delle grandi infrastrutture da realizzare in Toscana. In quella sede Matteoli ha tenuto a sottolineare l’importanza che assume il traforo per l’economia dei due versanti del Monte Tambura.
    Nella cronistoria del progetto va rilevato che originariamente il Comune di Massa si era espresso favorevolmente alla realizzazione dell’opera (in consiglio comunale convocato ad hoc soltanto il Pci espresse voto contrario), negli ultimi anni l’amministrazione ha modificato la propria posizione, negando l’utilità dell’opera e al tempo stesso evidenziando i danni che provocherebbe al bacino acquifero del monte Tambura e le gravi problematiche che creerebbe un collegamento viario tra la Garfagnana e la riviera apuo-versiliese. Tali motivazioni, quindi, avrebbero dovuto essere esposte nell’incontro di Roma nel 2009 e nei successivi passaggi dell’iter che ha portato all’approvazione del progetto.
    C’è da rilevare che in questa direzione è venuto meno l’impegno anche della Regione Toscana. Intervenire adesso e chiamare a raccolta amministratori locali, ambientalisti e popolazione, come sta facendo Marco Betti, non serve a niente. Betti per la verità ha sempre espresso perplessità sulla fattibilità dell’opera. Anche il sindaco Pucci e la sua giunta non hanno mai condiviso l’obiettivo del ministro Matteoli di aprire una finestra sulla Pianura Padana attraverso il Monte Tambura, nè sono stati mai entusiasti sulle ventilate potenzialità di sviluppo che l’opera avrebbe avuto per l’occupazione nei settori del turismo, del marmo e dei porti di Marina di Carrara, La Spezia e Livorno.
    Dunque, gli unici a credere alle opportunità che offrirà il traforo in termini economici e occupazionali, sono, oltre al ministro, amministratori, imprenditori e popolazioni del versante opposto della Tambura. Sarebbe una vera beffa per Massa se dovesse subire solo danni da un’opera decisa e progettata in altre sedi!
    Giovanni Sillicani

  2. Come al solito mi pare di capire che anche questa opera non verrà fatta. Un altra occasione persa. Ma questi nostri politiCANTI quando smetteranno di fare i politici, o pseudotali. Tanto non capiscono nulla. Fanno solo danni nel loro continuo immobilismo dove tutto non va e nulla si fà. Ma nel mondo come fanno? Non ci sarebbe il traforo del Bianco, del Frejus, il canale della Manica etc.etc. Ma noi dobbiamo sempre rimanere ai cavalli e carretti. SVEGLIA ! ! !

  3. La conferma dell’impegno del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli e di alcuni sindaci del comprensorio, per realizzare il traforo del Monte Tambura senza tenere conto degli sforzi che si stanno facendo per migliorare e rafforzare la rete viaria della Garfagnana, si configura nella pratica della mala-politica che hanno contraddistinto tutti gli scempi che si sono succeduti, sia dal punto di vista ambientale che economico, pratica esercitata da chi è al potere e tende a “lasciare il segno”come traccia del suo passaggio, qualunque sia il prezzo da pagare.

    La realizzazione della galleria che collega la Garfagnana con la Valle del Frigido, è davvero così importante e strategica? O piuttosto, si vuole utilizzare questa occasione per un sondaggio del sottosuolo delle Apuane a favore di una ricerca a caro prezzo di vene di marmo pregiato? Antico sogno nel cassetto di qualche imprenditori del lapideo.

    Ricordare il valore e l’assoluto pregio ambientale della zona interessata, non serve a nulla se le logiche di chi governa considera l’ambiente un valore alienabile.
    Dalle ricerche effettuate risulta che il monte Tambura costituisce parte del sistema carsico Tambura-Carcaraia, il maggiore complesso di abissi con ramificazioni comunicanti delle intere Apuane e non a caso lo studio delle circolazioni freatiche ha dimostrato il già noto collegamento con le sorgenti del versante di Massa e della Lunigiana, sistema carsico che costituisce l’area di ricarica delle sorgenti del Frigido e delle Terme di Equi. Autorevoli studi hanno evidenziato quali sono i rischi se si va a scavare intercettando proprio quei filoni acquiferi.

    Tenuto conto dell’elevato rischio di danni incalcolabili a fronte di uno scarso interesse pubblico dell’infrastruttura la quale costituirebbe l’avvio di ulteriori iniziative devastanti per l’ambiente, esprimiamo un parere decisamente negativo sull’opera sia per il devastante impatto ambientale che per il rapporto costi-benefici.
    Ci chiediamo, come Italia dei Valori, quando si lanciano progetti ad effetto e si scope a posteriori che altre erano le priorità chi paga i danni?
    Come forza politica sottolineiamo la mancanza totale di una analisi sui costi-benefici di questa infrastruttura, a favore della quale, al momento sono soltanto, e senza infingimenti, gli industriali del marmo.

    Severino Meloni
    Del Coordinamento Provinciale Italia dei Vorori

  4. Salve, non vorrei passare per il solito polemico o gettarmi nell’agone della diatriba politica, che lascio ben volentieri ai politici di mestiere, ma vorrei esprimere il mio parere… Siamo sicuri che un’opera del genere sia davvero efficace per lo sviluppo delle nostre zone? Qual’é il prezzo da pagareper un’opera di quella portata, e non intendo solo il costo intendo tutto il sistema idrogeologico, naturale e paesaggistico! Perché invece non creiamo infrastrutture turistiche che sfruttino e valorizzino il nostro territorio? Ma scelte di questo tipo forse sono contrarie agli interessi di qualcuno!

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