Paura di un’altra imminente tragedia: i cittadini di Casette, Resceto e Forno , rappresentati dai circoli di rifondazione comunista, hanno manifestato con un sit in sotto la Palazzo Ducale, per chiedere alla Provincia lavori di messa in sicurezza sull’unica strada , Via Bassa Tambura, che possono percorrere per raggiungere le loro abitazioni. Dallo scorso 1 novembre, giorno dell’alluvione,  nefasto per tutto il territorio provinciale, quella strada ha ceduto, in più punti, soprattutto a valle e la Provincia non ha ottenuto i soldi per ricostruirla. Ci vorrebbero dai 600 agli 800 mila euro.  Inoltre, dall’alto, cadono pietre e massi più o meno grandi e la Provincia ha dovuto mettere in sicurezza, come ha potuto, quei versanti, affinché la strada fosse ancora percorribile per tutti. La gente però ha paura, perché soprattutto il traffico pesante smuove la montagna, rendendo fragili i costoni che si affacciano su via Bassa Tambura. <<Passare di lì per noi è un continuo alzare gli occhi al cielo_ dicono i residenti in sit in_ ; ci chiediamo che cosa stiano aspettando, forse altre morti, altri disastri>>. I cartelloni che i residenti dei paesi a monte hanno esposto sono eloquenti: “Anche in montagna vivono dei cittadini” “Sicurezza è sapere di poter tornare a casa” “Tutte le strade portano a Roma, solo una porta a Forno, Casette e Resceto” “Le vie del signore sono infinite; per le nostre case ce n’è una sola, almeno quella salvatela”.  Nove paesi, 6000 abitanti, tutti dipendenti da quell’unica strada che oggi non è del tutto sicura. La delegazione di Rifondazione viene ricevuta dall’assessore ai lavori pubblici Gian Luca Brizzi, ma nella riunione improvvisata nella sala della resistenza non riceve le risposte che vorrebbe sentire: così gli animi si scaldano, i residenti promettono manifestazioni eclatanti di protesta, come ad esempio il blocco dei mezzi pesanti verso le cave. Uno dei punti nevralgici della questione, infatti, è impedire che la situazione peggiori in attesa che la provincia inizi i lavori e per far questo, secondo i residenti, i mezzi pesanti non dovrebbero più transitare per via Bassa Tambura o, come minimo, dovrebbero diminuire il loro carico. Invece i cittadini sanno che i camionisti si avviano alla pesa con molto più carico del concesso e se il primo della fila vede un controllo, avverte tutti gli altri di aspettare a passare. I residenti chiedono allora alla Provincia più controllo e una presa di posizione anche in questo senso, visto che, prima che possano iniziare i lavori, passeranno almeno 12 mesi.