Sono stati concessi gli arresti domiciliari ai coniugi Camparini, Gilda Fontana e Massimiliano Camparini, genitori della piccola Anna Giulia, in carcere da sei mesi per aver sottratto la figlia dalla casa vacanze della suore , il cenacolo francescano di Marina di Massa, lo scorso 29 luglio. Lo ha deciso il Giudice Maria Cristina Failla dopo il lungo interrogatorio  dei genitori ieri mattina al Tribunale di Massa, nella seconda udienza del processo. In aula parla il padre di Anna Giulia e racconta la sua verità, i fatti di quel pomeriggio, quando con la moglie andò a riprendersi la figlia. Piange, si dice dispiaciuto per alcune iniziative e decisioni prese per il solo desiderio di riabbracciare la bambina. “La pistola la compro in un autogrill_ racconta Camparini_ era arancione e l’ho dovuta dipingere di nero con una bomboletta; arriviamo a Marina di Massa, lasciamo l’auto con le portiere aperte e le chiavi inserite, tagliamo la rete con le cesoie. Mi sono avvicinato al tavolo dove Anna Giulia stava pranzando con le suore e lei ha allargato le braccia per farsi prendere in braccio. Non ho mai puntato la pistola alla tempia di Suor Maura, l’ho solo fatta vedere da lontano per farle capire che facevo sul serio e spaventarla. Suor Maura si è gettata sulla bimba e lei ha gridato per il dolore; in macchina mi ha detto che le avevano fatto male per trattenerla; è per questo che gridava e piangeva. A quel punto_ continua Camparini_ ho detto alla suora, mostrando la pistola, che se non la lasciava sarebbe finita male e lei si è alzata; mia moglie ha potuto prendere in braccio Anna Giulia e scappare. Io sono stato aggredito da tre suore e una cuoca; mi hanno piantato una forchettata in una mano; per divincolarmi forse ho fatto male a qualcuno, ma non intenzionalmente. Poi siamo fuggiti verso la Svizzera. Alle 16,30 stavo facendo il bagno con mia figlia nel lago di Lugano ”. L’uomo ripercorre, grazie alle domande del suo avvocato Francesco Miraglia, le motivazioni che lo hanno portato a compiere quel gesto per la seconda volta. Dietro c’è una lunga storia di assistenti sociali, casi di droga, analisi al Sert e perizie varie che portano il giudice del tribunale dei minori ad affidare Anna Giulia ad una tutrice e a vedere i genitori solo saltuariamente e sempre in luoghi chiusi e protetti con la presenza di un educatore. Per due volte i genitori si ribellano a questa decisione e violano la legge portandosi via la figlia all’estero. Prossima udienza, forse quella definitiva, il 23 febbraio.