Di quanto si possa imparare dai bambini molto si è parlato, ma mai di fronte a 2 preadolescenti come Nilton e Wendy, rispettivamente 14 e 13 anni; arrivati dal Perù e in grado in poco più di un’ora di mettere in discussione le certezze da sempre radicate in una platea di adulti italiani. Sì, perché Nilton e Wendy sono delegati, uno nazionale, e l’altra regionale del Movimento del Mantoch, nato 34 anni fa nella periferia degradata di Lima. Da allora molta strada è stata fatta e ad oggi si parla di una realtà allargata a ben 13 regioni e 27 province, per un totale di 3 mila membri, giovani e giovanissimi, dai 6 ai 18 anni: recentemente poi molteplici stanno costruendosi contatti con altri gruppi di bambini lavoratori nel resto del continente, in Africa ed Asia.  Mantoch, acronimo di Movimento degli Adolescenti e dei Bambini Lavoratori Figli di Operai Cristiani, nato dall’idea di Alexandro Cusianovich, teologo della Liberazione, si propone di garantire i diritti dei bambini, quello al gioco e allo studio, ma anche, con grande sorpresa degli Europei, al lavoro.

Lavoro inteso e costruito sulle basi di una cultura andina che gli riconosce quella dignità scippata da tempo nel cosiddetto primo mondo, un lavoro che, inteso come arricchimento di ciò che s’impara teoricamente sui libri, fa sì che i piccoli possano contribuire all’economia famigliare (in Perù il 45% della popolazione è costretta in povertà e ben il 24% in estrema povertà), riuscendo a coltivare relazioni positive con la propria comunità e sviluppando un senso critico ed una consapevolezza del tutto estranea, non solo agli adolescenti italiani, ma alla maggior parte della popolazione adulta italiana e, probabilmente, europea. Rivendicando il lavoro come diritto, questi bambini sanno che l’82% dell’infanzia peruviana lavora illegalmente, mentre lottare per veder riconosciuta la loro attività significa concepire un lavoro che sia compatibile con lo studio e il gioco, l’aggregazione.  L’organizzazione opera infatti, anche per garantire il diritto ad una educazione scolastica, dato che in Perù è molto alta la percentuale di bambini che abbandonano precocemente la scuola o che non l’hanno mai frequentata.  La sicurezza e la capacità dialettica con la quale i due sono riusciti ad illustrare la propria realtà e la propria visione di comunità umana equa e partecipativa, fatta di laboratori formativi ed autogestiti, grazie ai quali i piccoli riescono a sottoporre proposte al Parlamento, interloquire con i sindaci e addirittura protestare perché alla sezione dell’Aja dedicata ai diritti dell’infanzia non sono stati invitati, e far comunque sentire la propria voce ha lasciato letteralmente tutti a bocca aperta, dai rappresentanti sindacali presenti al vice sindaco Zanetti, dimostrando quanto forse, all’interno della nostra democrazia, cosiddetta avanzato molto, moltissimo, ci sia ancora da fare. E perché non farlo con un occhio rivolto a questo giovane angolo di Sud America?