Non erano fidanzati, ma si frequentavano. Lei si fidava di lui, tanto da uscirci insieme e da accompagnarlo in auto spesso. La sera di San Valentino avevano cenato insieme, da amici, forse qualcosina in più. Nulla poteva far immaginare alla ragazza, una ventiseienne massese, che quell’uomo così romantico si potesse trasformare in un bruto.
Lui, che aveva alzato il gomito, una volta salito in macchina ha preteso di consumare un rapporto sessuale. Al rifiuto della ventiseienne ha alzato le mani, prima quasi per afferrarla. Poi, dato che la vittima si stava divincolando, ha sferrato una serie spaventosa di pugni. Tutti andati a segno sul volto della poveretta. Che è finita all’ospedale con delle ecchimosi agli occhi e il setto nasale fratturato. Non solo: in tutto il corpo era piena di lividi.
I medici quando l’hanno vista arrivare hanno subito chiamato i carabinieri. I militari del nucleo operativo l’hanno interrogata e lei ha svelato il nome di chi l’aveva ridotta così. L’amico – un quarantaquattrenne senza occupazione e già conosciuto dalle forze dell’ordine – alla pattuglia che è andata a cercarlo in casa non ha smentito nulla. Ha detto di aver bevuto e di non essersi controllato. E di aver perso la testa per una frase ingiuriosa che gli era stata rivolta. Un’ammissione parziale che non consentiva l’arresto. Le manette sono scattate soltanto ieri mattina, su richiesta del sostituto procuratore Roberta Moramarco e disposizione del gip Antonia Aracri. Il quarantaquattrenne è stato portato nel carcere di Prato.
Il Tirreno
