La 2 giorni di festa dell’Uva ad Aulla ha confermato una cosa: Il vino Lunigianese del futuro prossimo dovrà essere semplice, facilmente bevibile e fortemente legato al territorio. La strategie vincenti passano attraverso la valorizzazione dei vitigni autoctoni destinati a crescere, e sui cui le aziende vitivinicole dovrebbero investire. Il Vermentino e la Durella per il bianco e il Barsaglina per il rosso saranno i vitigni autoctoni – secondo gli esperti – ad essere premiati rispetto ai vitigni cosiddetti internazionali, destinati invece a subire gli influssi delle incontrollabili variabili dei mercati. Più autoconsumo interno e semplicità: è questa una delle potenziali prospettive per garantire alle imprese agricole reddito e futuro. E’ il quadro emerso dallo studio illustrato in occasione del convegno promosso da Col diretti, nell’ambito della Biodomenica e della Festa dell’Uva. Non solo prodotti biologici e locali, il mercato di Campagna Amica, musica, esibizioni, sfilate di trattori e tanta, tanta gente per festeggiare una delle ricorrenze più amate della comunità aullese, tornata ad animare il calendario dopo 3 anni di assenza. Lo studio, realizzato dal Professore Ordinario di Viticoltura ed Enologia dell’Università di Pisa, Giancarlo Scalabrelli ha tenuto in considerazione una moltitudine di fattori variabili come il cambiamento climatico, il mercato, i consumi, la globalizzazione;“. Il futuro, anche in prospettiva di mercato, afferma Scalabrelli, sono i vini con un forte legame con il territorio”. Un valore, quello dell’origine e della territorialità, che Coldiretti sta già portando avanti da una decina di anni, come ricorda il presidente provinciale Col diretti Vincenzo Tongiani: Il prezzo giusto è quello che consente alle imprese di poter continuare a fare quel determinato prodotto. Distintività ed identità – ha concluso – sono le parole chiave del futuro della nostra agricoltura”.
