NON SI POSSONO PESTARE I PIEDI ALLE COLLEGHE PROSTITUTE: E’ UNA REGOLA DELLA STRADA, MA E’ CAPITATO AD UNA GIOVANE RUMENA CHE SI E’ VISTA SOTTRARRE CLIENTI DA DUE NUOVE LUCCIOLE, CAPITATE NELLA SUA ZONA. LA RAGAZZA CHIEDE 500 EURO, COME PIZZO DA PAGARE PER ESERCITARE LA PROSTITUZIONE NELLA SUA ZONA, MA FINISCE AGLI ARRESTI PER ESTORSIONE. TRA L’ALTRO LE DUE PROSTITUTE CHE L’HANNO DENUNCIATA FACEVANO PARTE DEL CLAN ARRESTATO DALLA SQUADRA MOBILE DI MASSA AI PRIMI DI LUGLIO

 

Facevano parte della scuderia del clan di rumeni che sfruttava le prostitute minorenni  a Marina di Massa, ma trovatesi improvvisamente senza i loro protettori, tutti arrestati dalla squadra mobile di Massa agli inizi di luglio per sfruttamento della prostituzione minorile e associazione a delinquere, hanno dovuto iniziare a cercare clienti da sole e ad allontanarsi dalla provincia di Massa Carrara. Comincia così la storia di due giovani rumene prostitute di professione, di 22 e 27 anni, che finiscono per pestare i piedi ad una collega, anch’essa rumena di 24 anni, prostituta di Sarzana. Il marciapiede è una dura battaglia e le due ragazze incappano tra i clienti della 24 enne, che inizia a perdere soldi e fama. Per rimanere nella sua zona di appartenenza, la giovane spregiudicata gli chiede 250 euro a testa alla settimana, ovvero un forfait di quello che le avrebbero tolto in clientela con la loro presenza. Le due ragazze fingono di accettare l’accordo ma, stanche dei continui soprusi e appena uscite da mesi di abusi da parte del gruppo di rumeni, decidono di denunciare l’accaduto ai carabinieri di Sarzana. All’appuntamento, previsto alla stazione per le 10 di domenica mattina, in cui avrebbero dovuto consegnare i primi 500 euro alla collega lucciola, le due prostitute si presentano con i militari che arrestano la donna per estorsione. Finisce così la vicenda delle due ragazzine adesso forse libere di occupare un’altra zona della costa, mentre i loro protettori e sfruttatori rimangono in carcere, in attesa della conclusione delle indagini e dei rinvii a giudizio.