La cellula, la più piccola unità vivente, simbolo primo della vita. Questo ha scolpito l’artista Siani, una grande opera, eseguita in marmo bianco di Carrara, pensata e realizzata per testimoniare la forza e la continuità della vita. L’opera, eseguita nel 2002 per Telethon è stata donata quest’anno al Papa Benedetto XVI.
Una forma come scrive il critico Sciaccaluga, semplicissima, stilizzata; un ovale bianco, teso e morbido, violato, tagliato e tenuto in piedi da un inserto che ne interrompe, e al contempo ne apre, la continuità. Una gigantesca Q appoggiata sul lato, a simboleggiare un insieme chiuso, autoreferenziale e compiuto, che si mette all’improvviso in comunicazione col resto del mondo. Una cellula che decide di guardarsi intorno, di cercarne altre, di raggiungerle per dare vita ad un organismo ancora più completo e capace di avvicinarsi alla perfezione. Il lavoro di Siani sarebbe proprio questo: una forma finita, presumibilmente perfetta, che si rimette in gioco per tentare di migliorare, per puntare a una perfezione formale superiore.
