In dieci anni la presenza della specie è aumentata sensibilmente. In corso il nuovo censimento regionale. Con il declassamento della protezione, in Toscana potranno essere prelevati fino a 22 esemplari l’anno, ma solo attraverso procedure autorizzate

Il lupo è ormai presente praticamente in tutta la Toscana. La sola eccezione riguarda le isole. È quanto emerge dalle attività di monitoraggio della Task Force Lupo istituita dalla Regione nel 2021, secondo la quale negli ultimi anni la specie ha progressivamente ampliato il proprio areale, arrivando anche in territori dove fino a poco tempo fa non era segnalata.

Un quadro aggiornato della consistenza della popolazione dovrebbe arrivare nei prossimi mesi, al termine dello studio «Lupus Etruriae», finanziato con fondi europei e dedicato alla presenza del lupo in Toscana.

Gli ultimi dati completi disponibili risalgono al 2016. Allora erano state individuate 110 unità familiari, con una stima complessiva compresa, a seconda dei modelli utilizzati, tra 560 e 880 esemplari.

Nel frattempo, però, la situazione è cambiata. Secondo Luca Mattioli, coordinatore della Task Force Lupo regionale, le segnalazioni hanno evidenziato una progressiva diffusione anche nell’area compresa tra Firenze, Pisa e la costa, che dieci anni fa risultava in gran parte priva di presenze accertate. Al contrario, le segnalazioni sono meno numerose nelle zone dell’Appennino, nel Senese, nell’Aretino e in Maremma, dove la presenza del lupo è consolidata da decenni. Un numero inferiore di segnalazioni, in queste aree, non viene quindi considerato indicativo di una diminuzione della specie, ma anche di una convivenza ormai più abituale con il territorio.

Dal 2021 al 2025, la Task Force ha ricevuto complessivamente 1.096 segnalazioni. La Regione sottolinea che l’aumento degli incontri riguarda anche aree urbanizzate, mentre proseguono le attività di informazione, monitoraggio e prevenzione.

Cambia anche il quadro normativo

La diffusione della specie si accompagna a una modifica importante del regime di tutela. Dopo il declassamento deciso a livello europeo nell’ambito della Convenzione di Berna, il lupo non è più sottoposto al precedente regime di protezione rigorosa. In Italia la gestione degli eventuali interventi di controllo deve comunque seguire procedure precise e basarsi sul quadro normativo nazionale, con il coinvolgimento dell’Ispra.

Per la Toscana il limite massimo indicato dalla normativa nazionale è di 22 esemplari prelevabili ogni anno, all’interno del contingente complessivo previsto per l’Italia.

Questo, però, non significa la possibilità di abbattimenti indiscriminati. La gestione prevede interventi graduati e autorizzati. La Regione sta infatti preparando un percorso formativo rivolto agli operatori delle forze di polizia competenti, ai Carabinieri forestali e ad altri soggetti coinvolti nel monitoraggio.

L’obiettivo è rafforzare innanzitutto le attività di controllo sul territorio e le forme di dissuasione non letale. Solo quando queste misure non risultino efficaci, oppure in situazioni di particolare urgenza legate alla sicurezza pubblica, potranno essere valutati interventi di rimozione degli esemplari secondo le procedure previste.

La Regione, intanto, continua a finanziare anche gli interventi destinati agli allevamenti che subiscono danni da predazione. Per il 2026 è stato confermato il programma regionale di riconoscimento degli indennizzi per i danni provocati dal lupo alle aziende zootecniche.

La partita, dunque, si sposta ora soprattutto sui numeri. Il nuovo censimento dovrà stabilire quanti siano realmente i lupi presenti in Toscana, quante siano le unità familiari e come siano distribuite sul territorio. Dati indispensabili per affrontare la nuova fase della gestione della specie, mettendo insieme tutela della biodiversità, attività agricole e zootecniche e sicurezza delle comunità locali.

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