“Ho conosciuto e conosco molto bene la situazione carceraria, in generale e in particolare quella della nostra città. Me ne sono occupato nel corso della mia attività professionale e, negli ultimi anni, anche come sindaco.
Abbiamo sempre mantenuto rapporti stretti con la direzione della Casa di Reclusione, con il corpo di Polizia Penitenziaria e con la popolazione carceraria. Sono stati numerosi i momenti e i motivi di incontro: dalle celebrazioni ufficiali ai Consigli comunali, dalle festività ai numerosi progetti di lavoro all’esterno, fino al coinvolgimento in attività culturali e, non ultime, alle inaugurazioni di spazi dedicati all’incontro con i familiari e con i figli, come nel caso del progetto realizzato con Telefono Azzurro.
Da sempre la Casa di Reclusione di Massa è stata considerata e rappresentata come un’eccellenza, e per molti aspetti anche come un’eccezione, nel panorama penitenziario nazionale.
Qui i detenuti hanno avuto la possibilità di svolgere attività lavorative, di trascorrere il tempo della pena in modo attivo e utile, anziché passivo e improduttivo. In altre parole, un luogo di restrizione nel quale cercare di dare piena attuazione allo spirito della nostra Costituzione: la pena non come semplice privazione, ma come percorso di riabilitazione e, ove possibile, di restituzione della persona alla società.
Per questo è ancora più triste constatare che le criticità che da anni affliggono altri istituti penitenziari regionali, in assenza di risposte che non sono mai arrivate, abbiano finito per riverberarsi anche là dove, per lungo tempo, le cose hanno funzionato meglio.
Ho letto le recentissime riflessioni di Sua Eccellenza il Vescovo Fra’ Mario e non posso che concordare con chi il carcere lo frequenta e lo vive con carità cristiana e attenzione concreta alle persone.
Quanto alla proposta di istituire la figura del Garante dei detenuti, non ho personalmente alcuna obiezione, né come avvocato né come sindaco né come cittadino. Al contrario, considero questa figura uno strumento potenzialmente utile per contribuire a migliorare la vita all’interno della Casa di Reclusione, intesa in tutte le sue componenti. Peraltro, una figura di garanzia è già prevista a livello regionale.
So che su questo tema non tutte le sensibilità politiche sono concordi. Credo però sia importante distinguere i diversi piani.
Il Garante può essere certamente utile per ascoltare, segnalare, favorire il dialogo e contribuire al rispetto dei diritti e della dignità delle persone detenute. Ma non sono convinto che possa rappresentare, da solo, la risposta a problemi di natura strutturale, come il sovraffollamento, la carenza di personale o le altre criticità che investono il sistema penitenziario.
Sono questioni che vanno affrontate con strumenti e responsabilità adeguati e che non riguardano soltanto il rispetto di principi di civiltà e umanità, ma la capacità stessa del sistema penitenziario di svolgere quella funzione rieducativa che la Costituzione gli assegna.
Il tema, dunque, non è scegliere tra garanzie e interventi strutturali. Servono entrambe le cose”.
