Non è stata solo una marcia, ma una ferita che ha preso a camminare. C’è un momento preciso in cui il dolore smette di essere privato e diventa il respiro di un’intera comunità: a Massa quel momento è scoccato alle 21:00, in una Piazza Garibaldi satura di un silenzio che faceva rumore. Un silenzio che non era assenza, ma un “urlo trattenuto” contro l’assurdo.

Migliaia di persone – padri, madri, ma soprattutto tantissimi ragazzi— si sono ritrovate senza bisogno di megafoni o bandiere. C’erano solo i volti, segnati dalla luce tremula delle candele, unici fari in una notte che la città non dimenticherà facilmente.
I giovani, in particolare, sono rimasti lì, immobili, quasi a voler marcare una distanza netta tra loro e quella violenza che ha strappato alla vita Giacomo Bongiorni, il 47enne ucciso domenica notte.
Il corteo ha sfilato come un fiume lento tra le vie del centro. Una città immobile, testimone di un passaggio che è diventato rito.

Poi, la rottura: l’applauso. Lungo, liberatorio, quasi necessario per spezzare quella tensione che stringeva la gola a tutti. Un saluto collettivo a un uomo la cui vita si è fermata troppo presto, vittima di un’aggressione che ha lasciato la provincia sotto shock.

Il cuore della commozione si è fermato proprio lì, dove tutto è successo. Tra i fiori e i lumini che ormai ricoprono l’asfalto, è comparsa la cugina di Giacomo. Un gesto semplice — deporre un mazzo di fiori — e poche parole che sono suonate come un mandato per il futuro: “Da qui deve iniziare qualcosa, viva Giacomo”.
Accanto ai cittadini, le istituzioni hanno scelto il profilo basso della partecipazione umana. In prima fila, uniti dal medesimo sconcerto, il vescovo, Fra Mario Vaccari il sindaco di Massa Francesco Persiani e la sindaca di Carrara Serena Arrighi. Con loro il presidente della Provincia Roberto Valettini e il prefetto Gaetano Cupello.
La tragedia di Giacomo Bongiorni ha aperto uno squarcio nella quotidianità di Massa, ma la risposta della piazza suggerisce che la città non abbia intenzione di ricucire lo strappo con l’indifferenza.

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