Cresce la preoccupazione per lo stato del fiume Frigido, dopo quanto emerso durante la visita guidata organizzata sabato 8 novembre da Italia Nostra e Legambiente.

All’iniziativa hanno partecipato numerosi cittadini e tecnici, tra cui gli ingegneri Milani, Vercelli e Bontempi, l’ex sindaco di Massa Roberto Pucci, l’ex assessore regionale Marco Betti e il consigliere comunale Ivo Zaccagna.

Durante il sopralluogo è stato verificato che l’ultima piena del Frigido, nel tratto terminale, è stata particolarmente pericolosa: sul lato sinistro l’acqua è arrivata a ridosso del ciglio dell’argine, mentre sul lato destro – nei pressi di via Casamicciola – ha quasi intaccato la base di un passaggio intagliato nell’argine stesso, rischiando un crollo disastroso.

Ancora una volta il territorio massese è stato risparmiato dalle alluvioni che hanno colpito altre zone limitrofe, ma il rischio resta altissimo. “La piena non era eccezionale – sottolineano gli organizzatori – eppure il livello dell’acqua ha messo in evidenza la fragilità degli argini. Il letto del fiume si è notevolmente rialzato negli ultimi anni, come chiunque può constatare, e gli sbocchi delle fognature bianche si trovano ormai quasi allo stesso livello dell’alveo, con tutte le conseguenze del caso”.

A denunciare questa situazione non sono solo le associazioni ambientaliste, ma anche esperti, cittadini e rappresentanti politici di ogni schieramento, concordi nel segnalare la necessità di interventi urgenti. Tuttavia, la risposta della Regione Toscana si è limitata – denunciano i partecipanti – alla riproposizione di un vecchio progetto del 2018 che prevede il rialzamento degli argini in calcestruzzo fino a quattro metri, rimandando a un futuro terzo lotto di lavori l’asportazione dei detriti.

Nel progetto regionale, il problema del rialzamento del fondo del fiume viene liquidato con la generica raccomandazione di “esaminare e valutare le caratteristiche dell’apporto solido e la possibilità di rimozione di parte dei sedimenti presenti in alveo”. Una formula giudicata “di pura circostanza”, che non affronta la radice del problema.

Secondo gli studi idraulici già disponibili – e confermati da misurazioni effettuate fin dal 2017 – il progressivo innalzamento dell’alveo rappresenta un rischio sempre più concreto. “Non comprendiamo – si legge in una nota congiunta delle associazioni – come il Genio Civile possa sostenere che la legge vieti l’asportazione di materiale lapideo dai corsi d’acqua, visto che l’articolo 48 della legge regionale toscana n. 35/2015 autorizza espressamente tali operazioni quando finalizzate a ridurre il rischio idraulico”.

La normativa, infatti, stabilisce che le ditte autorizzate possano effettuare i prelievi a proprie spese, versando un canone demaniale alla Regione, senza dunque alcun costo per la collettività.

Gli organizzatori della visita chiedono quindi alla Regione Toscana “di abbandonare gli alibi dei cambiamenti climatici e di predisporre subito un piano di asportazione programmata e controllata dei detriti in eccesso, in base alla legge regionale e al buon senso”.

Infine, l’appello è rivolto anche al Sindaco di Massa e ai neoeletti consiglieri regionali, invitati a farsi promotori di un intervento deciso presso gli uffici regionali. Contestualmente, le associazioni propongono di prolungare verso monte il parco fluviale del Frigido, un’area verde molto frequentata e amata dai cittadini, che meriterebbe di essere valorizzata in sicurezza.