L’Usb attacca: «Solo con la nazionalizzazione si possono salvare operai e stabilimenti»

Ancora un nulla di fatto per il futuro di Sanac. Anche la proposta d’acquisto avanzata dal colosso canadese dell’acciaio Grossi Group è stata bocciata dai commissari straordinari della società, lasciando di nuovo nel limbo centinaia di lavoratori, in particolare quelli dello stabilimento di Massa. È la sesta asta fallita per la vendita dei quattro impianti italiani (Massa, Vado Ligure, Assemini e Gattinara), e la frustrazione tra i dipendenti e i sindacati è ormai palpabile.

«È appena stata rifiutata – giustamente – la proposta di Grossi Group da parte dei commissari Sanac» ha dichiarato in una nota l’Unione Sindacale di Base di Massa. «Tra le ragioni principali il piano industriale, che non garantiva la piena occupazione, e un prezzo d’offerta ritenuto incongruo». Due elementi ritenuti determinanti per il rigetto dell’offerta vincolante che, nonostante le apparenze, non ha superato la fase di analisi economica, industriale e finanziaria.

Il gruppo Grossi aveva avanzato la propria manifestazione d’interesse alla scadenza di ottobre, quando ormai si era ritirata anche la società italiana Ettore 1910. Dopo il fallimento della trattativa con Beltrame, l’arrivo di una proposta vincolante sul tavolo dei commissari sembrava rappresentare una boccata d’ossigeno, ma ancora una volta il percorso si è arenato.

La posizione dell’Usb è netta: «La proposta arrivata ci dimostra nuovamente che il sistema capitalista e la mercificazione dei comparti strategici a favore delle multinazionali portano solo disgregazione occupazionale e impoverimento». Secondo il sindacato, la strada da percorrere è una sola: «Sanac deve rientrare nel piano nazionale per l’acciaio e va avviata una vera nazionalizzazione dei settori strategici. Solo così si potranno garantire posti di lavoro e continuità produttiva».

Lo stabilimento di Massa era tornato a respirare dopo l’uscita di Sanac dalla black list dell’ex Ilva, con un parziale recupero degli ordini. Ma questa ripresa rischia ora di essere di nuovo compromessa, in un contesto di incertezza totale.

L’Usb chiede a gran voce un incontro urgente a Massa con i vertici aziendali per chiarire il futuro degli stabilimenti e ottenere garanzie immediate, a partire dalla continuità degli ordini da parte di Ilva.

Intanto, cresce l’amarezza tra i lavoratori, che si sentono abbandonati dalle istituzioni. «Per l’ennesima volta registriamo che non è possibile fidarci delle parole dei politici locali e del governo – attacca l’Usb –. Ci avevano promesso soluzioni, ma il bando è fallito di nuovo. I nostri delegati nazionali stanno già lavorando per riportare la questione al centro dell’agenda politica».