Rifondazione Comunista non vede chiaro nella faccenda Rational. I 24 lavoratori dell’azienda e quelli dell’indotto hanno il diritto di capire e di avere le motivazioni dell’ingiunzione di fallimento.
Non abbiamo l’anello al naso e non crediamo che 356 mila euro di debito siano la causa della presa di posizione della banca. Penseremo male, ma riteniamo che ancora una volta dietro la facciata del tecnicismo legale e finanziario ci sia un disegno ben preciso che va oltre i problemi attuali dell’azienda.
Ancora una volta si gioca sulla pelle dei lavoratori e delle loro famiglie forzando la mano in un momento particolarmente delicato del mondo del lavoro. Vale la pena ricordare che il salvagente degli ammortizzatori sociali è sostanzialmente terminato, grazie alle politiche del lavoro del nostro governo, e risulterebbe pertanto molto difficile iniziare un percorso di salvaguardia per questi 24 lavoratori.
Il nostro appello è ad una lotta unitaria di territorio, alla creazione definitiva di una vertenza unica che veda le lavoratrici e i lavoratori uniti per rivendicare un diritto sancito dalla nostra Costituzione, per porre un freno alla distruttività del capitale che ogni giorno lascia vittime sul campo.
Rifondazione Comunista vuole andare fino in fondo sulla questione Rational, chiede che i livelli Regionali della politica facciano pressione sulla banca affinché ritiri l’ingiunzione di fallimento e permetta così di far proseguire il concordato in essere.
Vigileremo affinché quell’area mantenga la sua vocazione e destinazione produttiva perché, solo in quel modo, si potranno garantire i 24 posti di lavoro diretti e quelli legati all’indotto.
Il nostro totale sostegno va ai lavoratori che in questi anni hanno dimostrato, attraverso l’adesione al contratto di solidarietà, di voler continuare uniti per la difesa dei propri diritti, partecipando attivamente ad ogni azione atta  a far sì che tutte le criticità locali possano essere riunite sotto lo stesso cielo ,magari partendo da un’assemblea pubblica dei lavoratori, fino ad arrivare ad un’importante mobilitazione territoriale.
Non dovremmo permettere che ancora una volta le politiche neoliberiste per mano delle banche, determinino il destino dei popoli, dei lavoratori e delle loro famiglie venendo invece loro stesse salvate dai governi pur consapevoli che sono le principali artefici della crisi che stiamo attraversando.