Un brutto addio (che è poi un arrivederci) per la “Zia”. Commissariato dalla Regione, contestato da più parti come un “inutile e dispendioso carrozzone”, criticato per la sua oggettiva incapacità di svolgere il compito per cui è stato istituito: favorire l’insediamento di attività produttive nella zona industriale, il Consorzio zona Industriale apuana (Zia per gli addetti ai lavori) rischia adesso il pignoramento. Per debiti non pagati.

Ma il Consorzio Zona non morirà: il governatore della Regione Toscana Enrico Rossi ne ha deciso il commissariamento in vista di una radicale trasformazione e riorganizzazione con l’obiettivo di farne l’ente attuatore della reindustrializzazione delle aree industriali, in primis quelle ex Eaton ancora libere e quelle di Syndial (ex Enichem) dopo la bonifica.

La commissaria nominata dalla Regione, Manuela Sodini ha così cominciato il suo lavoro di ricognizione dei conti e della situazione patrimoniale del Consorzio e di definizione del suo Piano industriale. Un lavoro che non deve essere stato facile, e anche foriero di qualche sorpresa, a leggere la bozza della sua “Ricognizione” depositata in Regione il 10 gennaio scorso.

Dove sono documenti? Intanto, la commissaria scopre che nella sede di via degli Unni della Zia, “la documentazione non risulta organizzata in modo informatico, prevalentemente si presenta in formato cartaceo con conseguenti difficoltà e dispendio di tempo nella ricerca”. Ma anche la documentazione cartacea “non risulta organizzata in un archivio, ma dislocata nei vari uffici della sede… e il personale nella maggior parte dei casi non è in grado di dare indicazioni precise sull’archiviazione dei documenti, parte dei quali si trova peraltro presso i consulenti senza detenerne copia”, si legge nel Piano di ricognizione (a pagina 4).

Consulenze non pagate. Il Consorzio Zona conta 5 dipendenti (fino ad alcuni anni fa erano sette e c’era un direttore, figura successivamente assunta dal presidente) ma per la sua attività faceva largo ricorso a consulenti esterni. Quanti? «Risultano formalizzati – si legge nella relazione – solo due consulenze con un commercialista; per altri professionisti: legali, ingegneri, consulenti del lavoro, non risulta documentazione disponibile… e neppure dal sito “amministrazione trasparente” risultano informazioni in merito». Se non si sa quanti sono, si sa però che la Zia è debitrice di consistenti importi verso i professionisti: fra i 65milae i 75mila euro, calcola la ricognizione.

Il pignoramento. Uno degli avvocati che hanno “lavorato” con il Consorzio e che non avrebbe ottenuto il suo compenso (più di 80mila euro compresi interessi e varie), ha promosso una procedura esecutiva immobiliare – in cui si è inserita anche la banca Carige, creditrice di 247mila euro – che ha portato al pignoramento della sede di via degli Unni. L’ordinanza del giudice ha ordinato la liberazione dei locali entro oggi e la vendita dell’immobile il 23 febbraio. Probabilmente ci saranno dei rinvii all’esecuzione, per consentire una soluzione extra giudiziaria.

E io vendo la sede. Soluzione che potrebbe comprendere – è la richiesta della commissaria – la vendita della sede al Consorzio 1 Toscana Nord che ha attualmente in affitto parte dell’immobile e che si è già fatto avanti per comprare, in modo da ottenere risorse per ripianare almeno in parte i debiti del Consorzio.

Dalla ricognizione ordinata dalla Regione, insomma, emerge che il Consorzio ha molte caratteristiche del “carrozzone”. E ora a metterci una toppa sarà la Regione.

il tirreno