Una seduta fiume, quella del CdAL di martedì 2 ottobre, in cui il Consiglio delle Autonomie della Toscana era chiamato ad approvare un documento con la proposta sul riordino delle Province da presentare poi alla Regione che, entro il 24 ottobre la dovrà inoltrare al Governo. Nel corso della mattina sono state presentate due proposte, di UPI e del Presidente del CdAL, il sindaco di Pisa Marco Filippeschi. Proposte diverse tra loro, e non aderenti ai confini segnati dalla legge attualmente in vigore, tanto che nessuna delle due ha raccolto l’approvazione di una significativa maggioranza. Per questo il presidente di Anci Toscana e sindaco di Livorno Alessandro Cosimi, nel suo intervento, che ha chiuso la sessione mattutina, è arrivato a proporre una “pausa tecnica” per riaprire la discussione nel pomeriggio, almeno con un accordo sul metodo da usare, avendo ben chiaro che in gioco è la credibilità del Consiglio. “Se vogliamo uscire dalla riunione di oggi con una proposta autorevole da parte del Consiglio, è necessario che questa dovrà avere la massima condivisione all’interno dell’Assemblea e dovrà stare, il più possibile, entro i criteri stabiliti dalla legge” – queste le parole di Cosimi, che così ha lanciato la sua proposta – È necessario trovare un accordo e votar, con la più ampia maggioranza possibile, una delle due proposte presentate stamani, oppure metterle ai voti entrambe.” Questa seconda via, però, ha sottolineato il presidente Anci, “segna la debolezza del Consiglio delle Autonomie, togliendo credibilità a noi tutti.” Ancora peggiore il terzo scenario delineato da Cosimi, ovvero, una “non-decisione”, un nulla di fatto del CdAL, che a questo punto rimetterebbe tutto nelle mani della Regione.

Difficile però trovare un accordo su una delle due proposte, che prevedono entrambe, comunque, una deroga da richiedere a Roma: in tutti e due i casi, infatti, si prevede una provincia unica Prato- Pistoia, che non rientra nei criteri né di dimensioni territoriali né di popolazione indicati dalla legge.

La proposta lanciata dall’Unione delle Province toscane parte da Firenze come Città metropolitana, a cui si affiancano cinque province: Arezzo, che avrebbe i numeri per restare autonoma, una provincia che raccoglie Siena e Grosseto, una che accorpa Prato e Pistoia, una Massa e Lucca e l’ultima, che vede insieme Pisa e Livorno.

Filippeschi, invece, punta sulla maxi Provincia Pisa-Livorno-Lucca-Massa, cui si aggiungerebbero altre quattro aree: quella di Prato e Pistoia, quella di Siena e Grosseto, Arezzo e la Città metropolitana di Firenze.

Pur apprezzando lo sforzo del presidente del CdAL – ha aggiunto Cosimi – non dobbiamo dimenticarci che siamo chiamati a decidere all’interno di un perimetro di legge definito in maniera chiara. Cerchiamo quindi di evitare spaccature e capiamo, prima di tutto, come vogliamo procedere.