• I requisiti di superficie e popolazione sono soddisfatti soltanto da Firenze che, comunque, diventerà città metropolitana. Pisa manca i parametri per poco più di 50 chilometri quadrati

  • Per le province toscane come le conosciamo sembra essere arrivata davvero la parola fine: il consiglio dei ministri di oggi (venerdì) ha infatti approvato i criteri per gli accorpamenti previsti nel testo del decreto sulla spending review: si salveranno solamente gli enti che possono contare su un numero di abitanti uguale o maggiore di 350mila e che si estendono su una superficie non inferiore ai 2.500 chilometri quadrati.

Dati dell’Istat alla mano, solo Firenze sarebbe in grado di esaudire entrambi i requisiti: il condizionale è dovuto al fatto che comunque la spending review ha già disposto che l’istituzione (entro il 1° gennaio 2014) di dieci città metropolitane fra le quali, appunto, Firenze. Rispetto alle indiscrezioni già uscite in precedenza, è stato reso più “largo” il requisito dell’estensione, che in prima battuta si era pensato di fissare a 3.000 chilometri quadrati. Tuttavia questo cambiamento nulla comporta per le province toscane: nessuna continua ad avere entrambi i requisiti, anche se Pisa manca quello della superficie di poco, visto che si estende su 2.445 chilometri quadrati.

È ovvio che ora si riapriranno i dibattiti sulle ipotesi di accorpamento, soprattutto fra chi vede possibile la creazione di tre o quattro maxiprovince e chi, invece, si fermerebbe a due. In ogni caso, i tempi sono assai stretti: il nuovo assetto dovrà essere cristallizzato entro fine anno. Il Governo – si spiega nel comunicato di Palazzo Chigi – nei prossimi giorni «trasmetterà la deliberazione al Consiglio delle autonomie locali (Cal), istituito in ogni Regione e composto dai rappresentanti degli enti territoriali (in mancanza, la deliberazione verrà trasmessa all’organo regionale di raccordo tra Regione ed enti locali). La proposta finale sarà trasmessa da Cal e Regioni interessate al governo, il quale provvederà all’effettiva riduzione delle province promuovendo un nuovo atto legislativo che completerà la procedura».