La guardia di Finanza della Spezia ha eseguito questa mattina sei arresti per una frode fiscale da 90 milioni di euro: le ordinanze di custodia cautelare, firmate dal giudice per le indagini preliminari, sono tre in carcere e altrettante ai domiciliari.

Per tutti, l’accusa contestata è di associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta e alla frode fiscale e l’inchiesta che ha portato agli arresti riguarda una più ampia indagine sulla società di trasporti Trusendi .

L’indagine, partita alcuni mesi fa, ha portato i militari a scoprire meccanismi di “ingegneria finanziaria” tali da far evadere decine di milioni d’Iva: la frode, è stato spiegato, veniva realizzata grazie a operazioni di cessione tra società del gruppo con passaggi fittizi di beni e servizi, utili a creare consistenti crediti Iva usati per imposte e contributi; per tutte queste operazioni, però, l’imposta sul valore aggiunto non veniva mai versata.

A questo punto le società venivano “depatrimonializzate”, spostate in Medioriente o in Africa centrale e poi avviate al fallimento.

In più, alcuni collaboratori “accendevano” conti correnti personali in Svizzera intestati al titolare dell’azienda, Riccardo Trusendi, spezzino di 44 anni, arrestato questa mattina, sui quali venivano depositati i soldi prelevati dai conti correnti delle imprese.