Massa è una città solidale, i cittadini sono tolleranti, il sindaco Roberto Pucci è un uomo ragionevole, le forze dell’ordine non alzano un dito contro chi è più debole, neanche se imperversano in una situazione di illegalità. Tutto sembra essere fatto per evitare scontri, disagi, polemiche. Sto parlando del caso degli immigrati clandestini che da quasi due mesi, ormai, tengono banco in città, catalizzano l’attenzione sulla loro storia che a volte commuove a volte infastidisce. Si perché quando si parla di permessi di soggiorno, di case, di lavoro, ognuno pensa per sé e non c’è immigrato che tenga. Quelli che occuparono il Duomo, il primo maggio, stanno a metà tra i truffati e i truffatori. Va detto, perché a volte ce ne dimentichiamo. Un’agenzia interinale l’anno scorso gli promise di rientrare nella sanatoria di colf e badanti, voluta dal governo centrale. Una sanatoria decisa perché la popolazione anziana italiana non poteva far a meno delle proprie badanti, per lo più donne dell’est, che dopo tanti anni di lavoro meritavano di essere messe in regola dai propri datori. L’agenzia interinale truffa un centinaio di clandestini, promettendo di farli rientrare in quella graduatoria per ottenere finalmente il permesso di soggiorno. Sono stati truffati è vero, ma loro volevano acquistare un pezzo di carta che, in Italia, non si può comprare. Volevano rientrare nella sanatoria di colf e badanti pur non avendo mai fatto quel lavoro, ed essendo poi tutti omoni adulti, marocchini, che non sapevano neanche da dove cominciare a fare le colf. I clandestini, presi dalla disperazione di un lavoro che in Italia non si trova, hanno pensato bene di poterla risolvere, come si suol dire proprio all’italiana, comprandosi una finta assunzione presso un’abitazione di qualche massese o spezzino, per richiedere poi il permesso di soggiorno di soggiorno. Questo è, per la legge italiana un reato. La sinistra si è schierata dalla parte dei clandestini, sostenendo che a quella tipologia di reato ce li ha portati la stessa società in cui viviamo tutti. Sono disperati, senza possibilità di integrazione, senza lavoro, senza soldi, sfruttati dai padroni. È vero. Ma potrei fare almeno altri centro nomi di giovani ragazzi massesi sfruttati al loro primo impiego dopo l’università, magari pagati in nero un euro all’ora, senza prospettive di potersi fare una famiglia, oppure senza uno stipendio e la possibilità di affittare una casa. Però non vanno ad occupare le chiese. La destra si scaglia contro i clandestini in maniera inopportuna, facendo emergere il lato razzista e xenofobo della vicenda e anche questo è un errore. La situazione andrebbe risolta nei limiti della decenza e della legalità. I fatti sono i fatti: in Italia serve un permesso di soggiorno che viene rilasciato a chi dimostra di lavorare di avere un reddito di pagare le tasse italiane. Non si può comprare, non si vende, non si fabbrica. Il lavoro è condizione necessaria per ottenerlo e forse questo è ingiusto: ma lavoro non ce n’è per nessuno e su questo il mercato non fa sconti o razzismi. Inoltre, seppur con dispiacere per chi vive peggio di noi, i cittadini si chiedono cosa possano fare per questi stranieri; che colpa hanno i massesi se sono stati truffati, se gli sono stati rubati dei soldi. Che facciano le loro mosse in tribunale, che si attivino presso i loro legali se credono di essere nel giusto. Non devono essere altri cittadini a pagare per loro. È l’altra faccia della medaglia di una storia triste e senza possibilità di risoluzioni. Ma purtroppo questa è la vita
