Sempre più labili i confini che delimitano l’arte dal quotidiano e, in tempi sempre più freneticamente contemporanei chissà se tali limiti esistono ancora. A porsi questa domanda è David Chiappuella, che oltre ad un giovane politico si distingue anche sul piano culturale e, da attento osservatore, dopo un’occhiata all’ultima opera del fiammingo Jan Fabre “Sogno compassionevole”, scolpito presso gli Studi Michelangelo e prossimo ad esibirsi alla Biennale di Venezia, vi ha scorto un indubbio parallelo. Certo quella di Fabre è una pietà, in tutto riconducibile a quella di Michelangelo, addirittura scolpita in marmo statuario Polvaccio, lo stesso utilizzato dal grande artista fiorentino. Ma c’è dell’altro: a Michelangelo e alla medesima pietà qualcuno si era già ispirato quasi 30 anni fa, negli Stati Uniti. Non si tratta né di Andy Worhol né di Martha Jackson, ma di Jim Starlin ne “La morte di Capitan Marvel”, che funse da copertina per l’omonima casa editrice, la Marvel Comics appunto. La personale rilettura di Fabre quindi, in cui il volto della Madonna è un teschio che anziché stringere tra le braccia il Cristo morto, sorregge lo stesso autore, raffigurato in abito da sera, è del tutto simile a quella del grande fumettista. Ancora una volta quindi la dissacrante ed inquietante arte contemporanea, quella di Fabre, farà discutere, ma che dire del disegno di Starlin? Cosa si disse allora? Forse poco o nulla, ma semplicemente perché, nonostante tutto, il fumetto non è riuscito, ma probabilmente solo per il momento, ad assurgere al medesimo livello di pubblico della nobile arte scultorea.
