L’imprenditore Alberto Ricciardi, titolare di Fermet, vorrebbe rimanere sul territorio di Massa Carrara con la sua impresa, ma è pronto ad andarsene, in qualsiasi momento, a Torino dove ha già acquistato un nuovo stabilimento. Le cose non vanno per il meglio alla Fermet: Ricciardi ha lasciato il sito del Casellotto, sostenendo che dall’11 maggio le Ferrovie dello Stato sono state messe in condizione di lavorare al nuovo sottopasso. Nonostante le difficoltà dello spostamento di un intero stabilimento, il maltempo che in inverno ha ritardato i lavori, e una nuova sede a Carrara completamente da ristrutturare per permettere l’installazione dell’impianto, la Fermet ha lasciato il comune di Massa per entrare alla ex Italcementi. Al Casellotto si stanno ultimando i lavori di pulitura e smaltimento delle terre e alla ex cementerai si sta completando il raccordo ferroviario e sono in attesa dei macchinari per la depurazione delle acque già ordinati. Sembrerebbero manovre di una azienda che intende lavorare e produrre sul territorio, ma le difficoltà, dice Ricciardi, sono ancora tante. Per i dipendenti di Fermet lo spettro della cassa integrazione è sempre dietro l’angolo e la notizia dell’ultim’ora è che Ricciardi ha già trasferito a Torino alcuni dei suoi operai, per iniziarli al lavoro nell’impianto piemontese. A Torino Ricciardi ha comprato un sito di oltre 50 mila metri quadri, in cui sta costruendo sei impianti, due già pienamente funzionanti e che a pieno regime daranno lavoro a circa 40 operai. Un’operazione che vale decine di milioni di euro. L’impianto in Piemonte potrebbe sostituire completamente quello apuano: è molto più sofisticato, vi si lavorano metalli ferrosi e non ferrosi, si eseguono triturazioni e si portano a compimento fasi avanzate di separazione dei metalli. Al momento risulta una delle più grandi attività del settore in Piemonte. E così Ricciardi che confessa di “aver perso un po’ di amore “ per questo lavoro nella sua terra, potrebbe un giorno anche smettere di combattere e lasciare Massa Carrara per la Fermet di Torino.
