A margine della conferenza stampa di Confartigianato, un affondo sulle opportunità reali che creerà la costruzione del nuovo grande impianto termoelettrico del Pignone di Viale Zaccagna. Un argomento più che mai caldo questo, sul quale molte parole sono state spese, al di là dell’entusiasmo espresso da molti, timori da parte di alcune forze politiche e, in alcuni casi, vere e proprie barricate alzate da altri.

Durante la presentazione dello studio di Confartigianato, in evidenza, al fine di superare la crisi, l’utilità per le aziende di unirsi in consorzi o altre forme associative. Sul piatto costi ed opportunità che aumenterebbero in numero e qualità. Proprio in questo senso, ultimamente molte le imprese che stanno testando i contratti di rete. Soluzione questa che è stata suggerita per comporre l’organico del Nuovo Pignone, che potrebbe appunto usufruire di ditte già costituite, anziché procedere ad assunzioni dirette. 

Un problema questo, come sottolinea Attilio Papini, che già era stato messo in evidenza, in questo caso, Nuovo Pignone, inserita in un contesto multinazionale, preferendo contratti di rete, si affiderebbe più semplicemente a ditte appaltatrici: sistema questo che ben poco avrebbe da offrire ad un territorio, al quale, come detto in precedenza in cambio chiederebbe moltissimo, in termini ambientali e di vivibilità. In poche parole sottraendo la potenzialità turistica. O meglio seguendo l’ormai sdoganata definizione cara all’economista Irene Tinagli, l’”attrattività” territoriale dell’intera provincia.