Il 21 di maggio sarà sciopero nazionale: per quel giorno diversi coordinamenti di migranti,provenienti da diverse città italiane, si riuniranno a Massa pronti tutti assieme per combattere e manifestare insieme per la comune causa del riconoscimento dei loro diritti. Il movimento dei migranti che da giorni occupa le scale dl Duomo di Massa fa sul serio e decide di adottare una forma forte di protesta, come quella dello sciopero nazionale. Hanno deciso di andare fino in fondo, non abbandonano il posto che da ormai 10 giorni stanno presidiando,tenaci nella loro protesta a chiedere una sola cosa: che gli vengano riconosciuti quei diritti cancellati dalla sanatoria truffa. Cercano di fare sentire la propria voce alla cittadinanza, perché qualcuno si accorga di loro e prenda a cuore la loro causa. Per ora i cittadini sembrano rispondere positivamente e anche i commercianti sono dalla loro parte; in fondo, dicono alcuni di loro, i migranti non danno noia a nessuno, sono civilissimi e sono lì per tutelare i loro diritti. Di giorno giacciono sulle scale del duomo, hanno come conforto un piccolo banco con sopra del cibo, che qualche cittadino porta loro assieme a delle coperte per la notte. Ogni giorno per loro è utile per avere delle notizie: lo hanno confermato più volte, il termine è giovedì, quando si incontreranno con il procuratore Aldo Giubilaro, per cercare una volta per tutte di risolvere la loro questione e fino a quel giorno continueranno a stare sul sagrato della chiesa, come promesso. Nella giornata di domani intanto, alle 17 è previsto un incontro in comune a Massa, con i delegati della commissione sociale e sempre domani un’altra parte dei delegati andrà in questura per sottoporre al questore un caso di un cittadino senegalese a cui, per un vecchio precedente penale, non viene rilasciato ancora il permesso di soggiorno, già pronto da più di un anno. Sono sempre lì, nella speranza che per cosa qualcosa per loro si muova, aspetteranno ancora qualche giorno e poi, come hanno detto, più volte, sono pronti ad altre forme di protesta, ma nessuno vuole dire cosa, bocche cucite insomma nell’attesa di un qualche cambiamento.
