Ricorderete senz’altro queste immagini che testimoniarono in presa diretta il crollo della palazzina di via Carriona. Da quel giorno, 2 novembre 2010, l’area è rimasta come immobile. Si sa di certo che dovranno essere abbattuti gli edifici fino al civico 52 ma i tempi dei lavori non sono noti, adesso si parla di fine maggio ma è soltanto l’ultimo rinvio di un intervento che parte già con qualche incognita di troppo. Intanto i residenti del civico 50 e 52 hanno trovato una sistemazione alternativa: due famiglie in appartamenti e due in case popolari. Ci sono poi però i residenti del civico 54, quello accanto all’hotel Dora, loro sono in una posizione che si può definire ambigua. La loro abitazione non verrà abbattuta ma finchè non verranno terminati i lavori di messa in sicurezza non potranno farvi rientro. Accanto alla burocrazia fredda e impietosa c’è poi il singolo dramma umano. Nello specifico quello della famiglia Masetti, il figlio Piero e la madre 97enne. Loro esasperati da una situazione che non vede fine hanno protestato in modo civile e determinato, appendendo striscioni alle finestre di quelle che fino a pochi mesi fanno erano le loro abitazioni. «97 anni: vorrei una morte serena in casa mia», «Zubbani sei solo parole» e «Siamo figli di un dio minore». Proteste che proprio non sono andate giù all’amministrazione spesso troppo rigida verso coloro che esprimono dissenso. Rigidità espressa ancora una volta. Poche ore dopo l’affissione infatti la polizia municipale è intervenuta assieme ai vigili del fuoco e hanno fatto rimuovere gli striscioni al primo piano e poi ha contatto i proprietari per far rimuovere anche quello al terzo piano. Poi è arrivato la nota del primo cittadino che ricostruendo la vicenda personale di Masetti rimanda ai cittadini il giudizio della vicenda:«Giudichino i cittadini se si può parlare di un disinteresse nei confronti della famiglia Masetti per la quale faremo di tutto affinché possa rientrare quanto prima nel proprio alloggio». Ma le proteste no, quelle non sono contemplate.