Sedimenti altamente contaminati, un finanziamento regionale concesso, una procedura un tantino anomala per l’affidamento dei lavori e il ritardo di un anno per iniziarli. Al di là di questo la questione della bonifica della foce del torrente Lavello, preoccupa la sezione apuo-lunense di Italia Nostra per ancora altri: ci sarebbe infatti voluta una determinazione del neo Dirigente provinciale del settore difesa del suolo per far revocare in via di autotutela l’appalto. “Rileviamo con apprensione”, afferma l’associazione, “che l’Assessore alla difesa del suolo e Vicepresidente della Provincia di Massa-Carrara ha inteso minimizzare i motivi dello stop, assicurando che “La Victor” possiede le credenziali richieste ma ha solo mancato di presentare il documento di iscrizione all’anagrafe dei gestori specializzati e che, comunque, i tempi di esecuzione della bonifica saranno rispettati”. Sarà indetta subito una nuova procedura di affidamento dei lavori si sarebbe già fatta la mappatura dei punti inquinati e basterebbe soltanto prelevare con una draga la sabbia del fondale e portarla in discarica, ma il problema, secondo Italia Nostra starebbe proprio qui: i carotaggi a suo tempo eseguiti in punti precisi, non escluderebbero che i sedimenti contaminati dagli sversamenti delle industrie siano stati rimescolati dalle correnti, e quindi disseminati per tutto il tratto di costa tra il Lavello e il Frigido, compreso nel SIN di Massa-Carrara; con un semplice dragaggio e senza un’aspirazione del materiale quindi, potrebbe determinarsi un nuovo e serio rischio di inquinamento per il litorale apuano, allungando il porto poi, i problemi si sposterebbero più a sud e l’aumentata forza erosiva potrebbe essa stessa risollevare i sedimenti tossici. “Tra i 56 SIN nazionali, quello di Massa-Carrara risulta al primo posto per l’aumento dei tumori”, conclude Italia Nostra, “rimettere in circolo quegli inquinanti significherebbe riproporre ai concittadini le medesime sostanze che hanno portato a questo tremendo primato”.