Dal 2002, le modifiche apportate al Regolamento degli agri marmiferi avrebbero introdotto illegittimamente nel regime concessorio e tariffario vantaggi di grande rilevanza a favore dei concessionari. Questa la denuncia del coordinatore comunale di Fli Nicola Franzoni che sottolinea quanto questo sia avvenuto pur avendo, proprio in quell’anno, costituito una commissione speciale finalizzata ad accertare possibili illegittimità. Nella sua relazione la Commissione avrebbe chiaramente indicato illegittime alcune delle modifiche apportate, in particolare la sostituzione di 20 con 29 anni circa la durata delle concessioni e, ancor più rilevante, l’inserimento del rinnovo automatico. Proprio a tal proposito la Commissione recitava: “Il rinnovo automatico delle concessioni ripristina di fatto la perpetuità del diritto estense, in piena contraddizione con la sentenza della Corte Costituzionale che afferma la regola della temporaneità”. Oltre a ciò, il canone venne allora fissato non più in base al valore di mercato ma attraverso concertazione tra Amministrazione e associazioni di categoria. Se nel 2005, quindi durante i primi mesi dell’attuale mandato amministrativo, il regolamento venne modificato, non si sarebbe proceduto però ad eliminare il rinnovo automatico delle concessioni ed il Comune avrebbe proseguito determinando le tariffe sulla base di accordi con i concessionari, senza alcuna indicazione del valore di mercato: l’arbitrarietà di un simile sistema tariffario sarebbe ancor più confermata dal fatto che le precedenti 8 fasce di qualità dei blocchi, siano state successivamente accorpate in sole tre fasce. Paradossale infine, sarebbe l’impegno da parte del Comune a sottoscrivere un protocollo d’intesa per il rilascio delle concessioni: “Vi e’ una contraddizione intrinseca contenuta in tale richiesta da parte delle Associazioni di categoria”, afferma Franzoni, “rilasciare concessioni ai concessionari: se alle cave vi fossero già concessionari non ci sarebbe alcun bisogno di rilasciare il titolo di concessione; viceversa, se non ci fossero le concessioni, non ci sarebbe titolo per lo sfruttamento delle cave”. Insomma, il mancato rispetto delle leggi in materia di concessioni rientrerebbe di fatto nella fattispecie ricompresa nelle gravi e persistenti violazioni che possono dare origine ad un decreto di scioglimento di un Comune. “Nonostante i ripetuti esposti e denuncie presso la Procura di Massa Carrara e attraverso i mezzi di informazione”, conclude Fli nel proprio esposto, “ad oggi, il Comune di Carrara e il suo consiglio continuano ripetutamente a violare la legge: a tal fine Futuro e Libertà chiede un decreto di scioglimento e la conseguente nomina di un commissario, al fine di riportare nel settore lapideo di carrara i presupposti basilari del rispetto della legge”.