Non sono mai stati interpellati ed ora i 19 medici di Ostetricia e Ginecologia di Massa vogliono spiegare perché supportano la riconversione del punto nascita di Pontremoli. Il processo iniziò nel 2000 con l’elaborazione di un progetto materno-infantile relativo al “Piano Sanitario Nazionale” e si individuarono tre livelli assistenziali. Nel 2004 la Regione Toscana col documento “Rete Materno-Infantile regionale” riorganizzò i punti nascita secondo standard assistenziali di qualità e funzioni e si stabilì a 500 nati all’anno il livello minimo. I requisiti furono ribaditi da un gruppo di lavoro dell’Area Vasta Nord-Ovest, di cui fa parte il Direttore Paolo Migliorini. Poi Governo, Regioni e province autonome siglarono il “Patto per la salute 2010-2012”, approvato in questi giorni, con la finalità di migliorare la qualità dei servizi, promuovere l’appropriatezza delle prestazioni e garantire gli standards qualitativi e di sicurezza dei Punti Nascita attraverso 10 linee di azione. E con questo il livello minimo di nascite per mantenere l’apertura di un punto nascita sale a 1000 parti. Ma il piano è condiviso dai medici, come dimostra la lettera del presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia: “Non sono ammissibili deroghe al piano di riordino dei punti nascita: le strutture con meno di 1000 nascite l’anno vanno riconvertite”. Il perché è molto semplice: la Asl promuove l’appropriatezza delle prestazioni e garantisce la sicurezza. “Saremo noi ginecologi – si legge ancora nella lettera – a spiegare alle pazienti che è meglio sopportare qualche chilometro in più, ma avere strutture che garantiscono al meglio la salute di madre e bambino. Ma i medici di Massa tengono anche a precisare che da più di 2 anni svolgono attività di guardia, senza essere pagati, in Lunigiana consentendo al punto nascita di Pontremoli di restare aperto. E che il 50% delle donne, già ore, sceglie altri ospedali.
