Una protesta quella di Alessandro Iacopini, destinata a non fermarsi oggi: dopo aver perduto casa e ufficio a causa del dissesto di quello più volte chiamato il palazzo della vergogna, a 18 mesi dal crollo del Politeama e nessuna risposta ha deciso, non solo di dormire nella propria auto parcheggiata di fronte all’edificio, ma di vivere sotto a quello stabile che, fino a 18 mesi fa ospitava non solo la sua abitazione ma anche il proprio ufficio. Insomma, Iacopini dal giorno del sequestro si è visto sottrarre una vita intera, dal proprio luogo di lavoro alla sua casa, entrambi con un mutuo ancora acceso.