Un rombo forte ed unisono del motore di circa 100 motociclette ha accompagnato il carro funebre alla Pieve di Mirteto per le esequie di Aldo Manfredi, lui che era un appassionato di moto e di sport. Così lo hanno voluto ricordare i tantissimi amici centauri, ma alla cerimonia, nonostante la famiglia avesse scelto la forma strettamente privata, non ha voluto mancare proprio nessuno. Oltre 500 persone hanno dato l’ultimo saluto al camionista 48enne, morto domenica sera travolto dal fango. Una cerimonia straziante, in diversi non ce l’hanno fatta ad assistere e sono rimasti fuori dalla Chiesa. “Oggi è un giorno triste, la città si ferma; in questa chiesa ci sono persone che non sono parenti né amici perché in questi casi andiamo oltre, scatta la solidarietà e ci rendiamo conto che sarebbe potuto accadere a chiunque”.  Questo il saluto del vescovo Monsignor Santucci che poi si è spostato in Duomo, per il funerale di Nara Ricci e del piccolo Mattia, ed ha lasciato la celebrazione della Messa a Don Giuseppe. “Se Gesù della vita fosse tra noi queste morti non ci sarebbero state”, ma c’è ancora speranza, ha ricordato il parroco nell’omelia perché per Aldo ci sarà una nuova vita. Aldo risusciterà. Gesù le disse alla sorella Marta, come riporta San Paolo in una sua lettera: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno”. L’umanità deve tornare ad avere fede e non deve distruggere ciò che Dio ha creato; ora è il momento del dolore, della rabbia, della paura, ma anche dell’impegno altrimenti “lo sfruttamento dell’uomo verso la natura gli si ritorcerà contro”. Lo diceva Paolo VI nel 1971. Una distruzione dell’impegno sociale e dell’ambiente che è costata la vita ad un giovane uomo.