Il sindacato chiede il rispetto degli impegni e le dimissioni della direttrice Lucia Venuti da 18 anni al vertice dell’azienda: “Un lavoratore precario a vita, una dirigente a vita: due pesi e due misure”
Undici anni di servizio, stesso contratto part-time, nessun riconoscimento. È la storia di un lavoratore dei Servizi Cimiteriali di Nausicaa, che dal 2014 attende invano la trasformazione del suo rapporto a tempo pieno.
Mentre colleghi entrati dopo di lui sono stati stabilizzati, lui continua a lavorare a orario ridotto — e a stipendio ridotto.
Una vicenda che per la FIT-CISL è “lo specchio di un sistema che ha smarrito equità e rispetto”, e che lancia un’accusa durissima alla dirigenza: “In Nausicaa si continua a decidere come in un’azienda padronale, dove le regole valgono solo per qualcuno”.
Il sindacato ricorda che, durante un incontro lo scorso maggio, la direttrice Lucia Venuti e il responsabile del settore avevano promesso la stabilizzazione dei due ultimi lavoratori part-time entro ottobre.
Promessa tradita: “Nell’ultima riunione ci è stato comunicato che solo uno dei due sarà assunto a tempo pieno. E nel frattempo due dipendenti se ne sono andati, uno in pensione e uno dimesso. È inaccettabile”.
FIT-CISL parla apertamente di “scelta arbitraria” e annuncia che verificherà “come sia stato possibile assumere nuovo personale nel settore, lasciando in sospeso chi da oltre un decennio aspetta un diritto”.
Un diritto, sottolinea il sindacato, “non una concessione”.
Ma la denuncia non si ferma qui: nel mirino anche la direzione dell’azienda partecipata, definita “immobile e autoreferenziale”.
“La direttrice Lucia Venuti è al vertice dal 2007, con un compenso annuo di 165 mila euro. Nessuna amministrazione comunale è mai riuscita a rimuoverla. Sembra un incarico pubblico a vita”, attacca la FIT-CISL.
“E mentre lei resta al suo posto, un lavoratore di oltre sessant’anni continua a vivere con un contratto part-time e uno stipendio che non gli consente una pensione dignitosa. Ci piacerebbe che qualcuno ci spiegasse i motivi di questa disparità”.
Il sindacato chiama in causa anche il Comune di Carrara, socio pubblico di Nausicaa, chiedendo un intervento immediato:
“Non basta vantarsi della trasparenza: servono fatti. Questa è una storia che parla di diritti calpestati, promesse mancate e rispetto negato. E se non si cambia passo, qualcuno dovrà assumersene la responsabilità”.
