L’associazione ambientalista contesta il progetto sostenuto dal viceministro Rixi: “Il porto apuano non è attrezzato, traffico e inquinamento insostenibili per la città. Serve un modello di sviluppo diverso, non più cemento e camion”.
“Ro-Ro? No grazie! Stiamo già dando, fin troppo”
Abbiamo appreso dalla stampa della proposta del viceministro Rixi di attivare una linea Ro-Ro tra Marina di Carrara e Tolone, per alleggerire le autostrade liguri.
Alleggerire dal traffico pesante le autostrade è certamente un obiettivo encomiabile.
Da quarant’anni, come minimo, in Italia si parla di “autostrade del mare” ed è giusto riconvertire buona parte del traffico pesante sul mare.
Il problema è che non si è fatto molto finora per attrezzare i nostri porti per realizzare questa riconversione.
Come la logistica insegna, occorrono porti attrezzati con infrastrutture dedicate (non solo strade ma ferrovie!).
Non rientra per nulla in questa casistica Marina di Carrara.
Purtroppo, nel nostro Paese, chi pianifica o meglio chi decide (senza pianificare) non tiene mai conto delle criticità locali né della capacità di carico di un territorio, nel senso che se ne vogliono ignorare i limiti in termini ecologici, idrogeologici, sociali ed anche economici.
E’ il caso di Marina di Carrara dove qualche apprendista stregone non solo pensa a ipotesi devastanti come questa ma vorrebbe anche ingrandire il porto, restringendo ulteriormente la foce del Carrione.
All’epoca dell’alluvione del 5 novembre 2014 qualcuno definì i responsabili “O complici, o incompetenti o ladri…” e non era un ambientalista bensì il presidente della Regione Enrico Rossi.
Noi sicuramente abbiamo la certezza della seconda definizione.
Non serve essere scienziati per comprendere che il traffico Ro-Ro è per definizione un trasporto di veicoli (rotabili, prevalentemente camion). Il suo impatto ambientale sulla città è legato al flusso di questi mezzi che entrano ed escono dal porto, immettendosi nella rete urbana ed extraurbana che da noi non è predisposta a ciò.
Le conseguenze saranno ulteriore congestione e inquinamento atmosferico e acustico, aggravando una situazione urbana già molto compromessa, oltre a problemi di sicurezza stradale e incidentalità.
Senza considerare poi le emissioni delle navi ormeggiate che abbondano di particolato ultrasottile e i movimenti sui piazzali con ingenti dispersioni di polveri in generale.
I nostri amministratori e il geniale viceministro fingono di ignorare che, nelle immediate adiacenze dell’imbarco, c’è una ex ridente cittadina di 20.000 abitanti che in estate raddoppiano senza contare tutto il tessuto urbano attraversato dai camion, già adesso fin troppo numerosi.
Ci basta e avanza Grendi, che, con tutto il rispetto per la sua legittima attività economica, ha peggiorato notevolmente la qualità della vita, sia per i residenti che per gli ospiti, di Marina di Carrara con scarsissimi, per giunta, benefici occupazionali.
Accettare, come è stato fatto nel 2017, il suo arrivo è stato da parte dell’Autorità Portuale e dei nostri amministratori, una grave atto di irresponsabilità. Tutto perché i suoi traffici, che oggi corrispondono al 42% circa dell’intera movimentazione del porto (!!!), sono serviti a far superare alla allora nostra Autorità Portuale i fatidici 3 milioni di ton /annue (base minimo per il mantenimento della stessa).
Nessuno si è curato minimamente di valutare quale fosse l’impatto sulla città di centinaia di camion a fronte di risibili ricadute occupazionali.
Ed oggi si vorrebbe moltiplicare con una linea ‘campione’ con altri 100-150 mila camion?!?
Corrispondenti a 411 camion al giorno!
Siamo su “Scherzi a parte”?
Avete mai provato a fare un calcolo sul rapporto occupati al porto commerciale e spazio utilizzato?
E confrontarlo con altri usi (vedi nautico-turistico) possibili nell’infrastruttura portuale?
Oppure a quantificare le “diseconomie” prodotte dall’inquinamento (di tutti i tipi) di centinaia di
camion quotidiani sul lungomare?
Se lo faceste, contrariamente alle “magnifiche sorti e progressive”, osannate da qualcuno che difende esclusivamente interessi particolaristici seppur legittimi, vi rendereste conto che il porto occupa in maniera totalizzante sempre più spazi pubblici a fronte di livelli di occupazione sempre più bassi!
In un territorio fragile come il nostro non si può fare tutto e il contrario di tutto!
Nessuna sindrome “Nimby”, come qualche malfidato potrebbe sollevare, solo la constatazione, da parte di persone ragionevoli, responsabili ed informate, che una proposta del genere è da respingere in toto!
Un altro modello di sviluppo non solo è auspicabile ma possibile se solo si cambiasse la mentalità “sviluppista” di anacronistici decisori politici.
Favorire le vocazioni di un territorio straordinario e non pregiudicarle! Come purtroppo si continua a fare.
Italia Nostra – sezione Apuo Lunense
