Eaton: l’azienda non concederà la cassa integrazione in deroga e gli operai bloccano di nuovo l’Aurelia e il traffico davanti alla fabbrica. Se l’azienda non si ammorbidisce su questo punto, il 31 dicembre 2010, allo scadere della cigs, durata due anni, si chiudono definitivamente i cancelli e si licenzia. La notizia è arrivata mercoledì mattina durante l’incontro all’Associazione Industriali tra Eaton e sigle sindacali. In quella sede la proprietà ha comunicato che i fondi a disposizione Eaton, compreso il budget destinato a Sofit, sono completamente esauriti e dunque non potrà favorire l’avvio della cassa integrazione in deroga, per il quale occorrerebbero 1 milione di euro. Si legge nel verbale stilato durante l’incontro che la Eaton “non ha mai assunto alcun impegno circa la ricollocazione dei lavoratori, ma si è dichiarata disponibile esclusivamente a favorire la reindustrializzazione dell’area”. E ancora: “Non possiamo obbligarci ad alcun impegno sugli ammortizzatori sociali, che abbiano in qualche modo una ricaduta economica negativa per l’azienda”. Secondo la proprietà la cassa in deroga non è “economicamente sostenibile” e per questo l’azienda procederà “all’attivazione delle procedure previste dalla legge per la risoluzione del rapporto di lavoro alla fine della cigs, non essendo disponibile a percorsi diversi”. Significa licenziamenti. Il commento delle sigle sindacali è unanime: “Ennesimo ricatto”dice Marco Battistini segretario confederale Cisl, “Atteggiamento da criminali” commenta Patrizia Bernieri segretario confederale Cgil. La Eaton mette in chiaro anche altri aspetti: “Non siamo disponibili ad una cessione gratuita delle aree, per qualsiasi soggetto interessato al loro acquisto; valutiamo solo facilitazioni di pagamento sui prezzi concordati (7 milioni di euro ndr) direttamente con il soggetto interessato e solo se avente i requisiti necessari. Ci rendiamo, infine, disponibili- conclude Eaton- a valutare partecipazioni future a riunioni purchè non pretestuose”. La Eaton tira fuori le unghie, dopo aver rispettato gli impegni presi negli accordi e, secondo lei, andando anche oltre: “Abbiamo posto in essere un piano sociale superiore a quanto normalmente accade”. Adesso dice basta, almeno questa è la sua prima posizione, facendo passare un mercoledì tra i più neri per i lavoratori ex Eaton.
