La gita fuori porta o lo shopping del fine settimana? Se è lui a dire di no, spesso non è una “scusa” per godersi le partite dal divano di casa. A rovinare i piani dei signori uomini può arrivare come una bomba a orologeria l’emicrania da week-end, una forma di mal di testa che si scatena occasionalmente proprio al “giro di boa” della settimana con attacchi anche gravi, “inabilitanti” li definiscono gli esperti. Insomma, tali da fermare qualsiasi attività. A farne le spese, per una volta, sono in maggioranza i maschi, età media 36 anni: una predominanza maschile rovesciata rispetto all’incidenza tipica di emicrania e cefalea muscolo tensiva, che solitamente colpiscono più le donne che gli uomini, il 70% contro il 30%. A rovesciare le statistiche è uno studio presentato al 43esimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Neurologia (Sin), tenutosi a Rimini, da Carlo Lisotto, responsabile del Centro Cefalee dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria degli Angeli di Pordenone, che ha condotto la ricerca in collaborazione con il Centro Cefalee di Padova. Sono state esaminate 3817 persone, di cui 3415 affette da emicrania e da cefalea di tipo tensivo, per circa 2 anni. Il 5% soffriva di mal di testa solo nel week-end, più della metà uomini.
SALTANO GLI SCHEMI – Ma perché solo nel week-end? La risposta sembra essere in un cambiamento radicale dei bioritmi dopo una settimana di lavoro: svegliarsi più tardi o andare a dormire a tarda notte, oppure la conseguenza “paradossale” del rilassamento del fine settimana. In ogni caso, spiegano i ricercatori, dietro c’è sempre una predisposizione, rispetto alla quale “il week-end è un fattore scatenante”, anche se è bene precisare, dicono gli esperti, che “l’emicrania del week-end non può essere considerata una cefalea autonoma”.
SCOMPARE NEL TEMPO – A riprova di come l’emicrania sia un disturbo variabile nel tempo, nel periodo di osservazione di 2 anni, in quasi il 15% dei pazienti l’associazione delle crisi con il week-end non è più stata osservata con la costanza precedente. In alcuni casi ci può essere una cronicizzazione, spesso quando insorgono altri eventi peggiorativi come ansia, depressione, obesità, uso scorretto di farmaci, fumo ed eccessiva sedentarietà.
