Vistose anomalie, che hanno concorso ad una rappresentazione dei conti regionali viziata e pertanto difforme da quella reale». È quanto emerge dalla relazione finale sul buco di bilancio della Asl 1 di Massa della commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari. La commissione ha approvato la relazione a maggioranza, con il voto contrario del Pd e l’astensione del presidente Leoluca Orlando (Idv).
Per la commissione è «possibile formulare una valutazione fortemente critica sulla gestione delle risorse finanziarie nell’Asl di Massa, cui sono associate svariate responsabilità individuali» e «le maggiori criticità riguardano la manipolazione dei bilanci aziendali, che hanno consentito di mantenere equilibri di bilancio che si sono poi rivelati fittizi». Dalla relazione «risulta accertata la responsabilità del direttore amministrativo Giannetti», «dell’ex Dg Delvino» a cui però «non sembra possa essere addebitata una esclusiva responsabilità di carattere commissivo e omissivo».
La commissione ritiene «censurabile» il comportamento «tenuto dal precedente direttore generale Scarafuggi», e quello «dell’apparato regionale di controllo, con particolare riferimento a Carla Donati» ed è inoltre «evidente che le procedure di verifica contabile sono state affidate a persona esposta a rischi di conflitto di interesse, e che sarebbero state condotte in maniera non corretta. Il ruolo svolto da Persiani appare molto poco chiaro e connotato da evidenti rischi di conflitto di interesse». Quanto al ruolo degli organi politici regionali, prosegue la relazione, «il presidente della Regione Rossi, in considerazione del ruolo affidato ai collegi sindacali e alla società Deloitte, non avrebbe intrapreso iniziative per verificare se il credito di 60 milioni di euro fosse dovuto alla Asl 1; in ciò potrebbe aver influito la nomina del professor Persiani, quale consulente del commissario De Lauretis».
Rossi: “Noi unici con i bilanci certificati”. «La Toscana ha i conti della sanità in pari e, caso unico in Italia, i bilanci delle Asl certificati da agenzie esterne. Per verificare i conti in profondità è necessario fare così e su questo sfido anche tutte le altre Regioni a imitarci. Ne farò una battaglia personale e sono sicuro che i tecnici che oggi sono al governo capiranno bene cosa intendo». Questa la reazione del presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, alla notizia dell’approvazione da parte della commissione parlamentare d’inchiesta della relazione sul disavanzo della Asl 1 di Massa. «Il caso della Asl di Massa – prosegue il presidente Rossi – è esploso proprio grazie alle attività approfondite di controllo svolte dalla Regione. Quanto al mio comportamento personale lo ritengo esemplare. Non appena sono stato avvertito dai tecnici del ’bucò di bilancio ho portato tutto all’attenzione della Procura della Repubblica e della Corte dei Conti. Ho rimosso e sostituito il Direttore generale, ho avviato verifiche sugli ultimi dieci anni di attività della Asl. Ho pareggiato i conti, facendo in modo che nello stesso tempo anche i conti generali della sanità toscana restassero in pareggio. Sfido a trovare una Regione – conclude il presidente – che abbia fatto tutto questo in circostanze analoghe. E sfido le altre Regioni a certificare i bilanci della sanità tramite agenzie esterne come fa la Toscana».
Il Pdl: “Responsabilità anche politiche”. Diametralmente opposto il parere del centrodestra. «Dalla relazione della commissione bicamerale, emerge una ricostruzione dei fatti decisamente diversa da quella minimalista che il presidente Rossi e l’assessore Scaramuccia hanno cercato di avvalorare» sul buco di bilancio della Asl di Massa e «il quadro delle responsabilità appare molto più ampio e variegato, poichè non si limita a individuare nei vertici dell’Asl 1 gli unici responsabili del più grave scandalo che la sanità toscana abbia conosciuto». Lo affermano, in una nota, i consiglieri regionali del Pdl Stefano Mugnai e Jacopo Ferri, che è stato presidente della commissione consiliare d’inchiesta sull’Asl 1 di Massa. «In una vicenda di queste proporzioni – sottolineano – era in effetti impresa ardua cercare di minimizzare, come è stato fatto dalla Giunta e dalla maggioranza regionale, il ruolo di coloro che avevano responsabilità politica su quanto è accaduto ma anche di coloro che, come esperti o tecnici, avevano un rapporto fiduciario con i vertici politici».
