Chiarezza e solo chiarezza: questa è la parola d’ordine, secondo il consigliere comunale Giancarlo Casotti sulla intricata vicenda del campo nomadi di Turano. Occorre operare una precisa scelta concettuale, su cosa si intenda per campo nomadi, ammonisce Casotti. Se per campo si intende una area ben delimitata che raccolga tutti i nomadi, necessariamente bisogna considerare anche quelli di Carrara e di Montignoso e non solo di Massa, perché il problema è comune e la decisione non può certamente essere assunta da un atto comunale e la scelta di turano, non è certo quella giusta. In tal caso la provincia di Massa di Carrara dovrebbe avocare a se la determinazione di un’area idonea per immettere tutti i nomadi della provincia nello stesso campo. Se la struttura in esame riguarda un’area attrezzata solo per i Sinti che alloggiano in via Don Minzioni al Mirteto, osserva Casotti, le soluzioni possono essere molteplici. Il consigliere ricorda come, già nel recente passato, nella provincia di Massa Carrara, un caso analogo di famiglie Sinti in cerca di collocazione, venne risolto con l’acquisto da parte di questi ultimi di un’area in via Acquarella a Massa. Per i Sinti del Mirteto si potrebbe adottare la stessa soluzione, procede oltre il consigliere, magari valutando se la stesa area di Via don Minzioni possa essere idonea per una sistemazione definitiva. In ogni caso, conclude Casotti, il principio di fondo che dovrebbe muovere un’amministrazione comunale sulla questione dei nomadi è solidarietà, in cambio di legalità: è difendibile di fronte ai cittadini , una amministrazione che spende soldi per l’integrazione dei nomadi ,solo se questa amministrazione ottiene dai nomadi inderogabili impegni sul versante del lavoro, della legalità,dei figli a scuola,dell’accettazione piena delle regole del vivere civile, la conclusione del consigliere.
