Chi è vittima del male di vivere? Nessuno ne è immune, proprio nessuno e la tragedia consumatasi sabato sera a Marina di Carrara è lì a dimostrarlo. Un figlio unico, maschio, Massimo, 39 anni, un padre 74enne e una madre, Augusta, gravemente malata. Un matrimonio fallito alle spalle di Massimo dal quale aveva avuto una figlia, oggi diciottenne, e poi un’altra relazione, andata male anche quella, e un’altra bambina di tre anni. Probabilmente quest’ultima sconfitta lo aveva davvero provato ed i segni della depressione si facevano sentire. Non lavorava più da alcuni mesi ed era tornato a vivere col padre, col quale però non andava d’accordo, i litigi erano frequenti e, spesso violenti, tanto che, in alcune occasioni il figlio usava le mani per mettere a tacere il padre Giuseppe, chissà, forse perché era la sua coscienza, lo rimproverava di non coltivare un buon rapporto con la figlia più piccola, di aver mandato a monte anche la seconda relazione, di essere disoccupato. Ma non era un rapporto costruito sull’odio il loro, a provarlo è la grande antenna che si erge sul tetto dell’appartamento: Massimo aveva la passione della radio e con quella poteva comunicare con i suoi amici radioamatori, di questo Giuseppe era a conoscenza e aveva parlato coi vicini per poter installare l’antenna del figlio. Oltre alla radio, Massimo Muracchioli, aveva l’hobby dell’informatica che aveva trasformato in una professione, dopo essersi specializzato in elettronica e telecomunicazioni all’istituto Galilei di Avenza, da ragazzo, ultimamente si era iscritto al corso di laurea in sicurezza dei sistemi e delle reti informatiche all’Università di Milano, forse sperando in questo modo di poter avere una qualifica che lo aiutasse nella ricerca di un lavoro. Giuseppe, un maestro di karate, per anni ha insegnato ai ragazzi questa disciplina e in passato aveva gestito una macelleria, lì a Marina di Carrara, dove chi lo conosce lo descrive come una persona mite e socievole. A questo punto da chiedersi è cosa non abbia funzionato, probabilmente lo stress di un rapporto sempre più difficile col figlio, il dolore di una moglie ammalata, tanto basta perché la mente si annebbi e bastano pochi minuti per compiere l’irreparabile quando si ha una pistola in casa. Forse proprio sulla possibilità di avere il porto d’armi troppo facilmente e senza ragioni bisognerebbe interrogarsi seriamente.
