Un impianto chiuso da 8 mesi, sotto sequestro e la cui società è fallita. A chi dava fastidio la erre Erre? Il presidente di cermec, la parte pubblica di Erre Erre alla procura così come ai carabinieri disse che, per quanto ne sapeva lui, erre erre non aveva nemici. Non stava neanche lavorando, anzi non aveva mai lavorato. Di certo la distruzione o anche il danneggiamento dell’impianto  e di alcuni macchinari non ha fatto piacere ai creditori di erre Erre che stavano aspettando la vendita dell’immobile per ricavare qualcosa dal fallimento. Non ha gioito della notizia di certo neanche la ditta milanese che già si era aggiudicata all’asta una parte dei macchinari, pagando una sorta di anticipo per circa 350 mila euro e che adesso non sa se proprio quei macchinari danneggiati rientrano nel suo acquisto. Con l’incendio alla erre erre, un fatto è certo, si sono tagliate definitivamente le gambe ad uno stabilimento che avrebbe fatto comunque fatica a ripartire. Forse qualcuno ha voluto assicurarsi che non ci sarebbe stato mai più un “concorrente” sulla piazza dei rifiuti. L’ipotesi porterebbe a credere alla pista mafiosa, che sta battendo in queste ore il consigliere comunale di Carrara della Destra Gianni Musetti, ma la procura lo esclude. La mafia, per loro, agisce su impianti che funzionano a gonfie vele, non su quelli in stato terminale. In città si parla anche del dispetto, dello spregio per uno stabilimento che nessuno avrebbe più utilizzato e che si è voluto far morire. Qualcuno ha ipotizzato anche l’idea che non si volesse creare sciacallaggio nella vendita dei macchinari, che messi all’asta sarebbero valsi pochi spiccioli. Però c’è anche la coincidenza del progetto di cermec che proprio oggi, un giorno dopo l’incendio, avrebbe dovuto iniziare a svuotare quelle vasche piene di rifiuti, rimasti lì fermi dal giorno del sequestro. Qualcuno allora avrebbe voluto impedire a cermec di lavorare. Tutte ipotesi, naturalmente, che la magistratura forse sta già vagliando.