Le aziende fornitrici di beni e servizi coinvolte nel dissesto Cermec-ErreErre e le associazioni di appartenenza, Associazione industriali, Confartigianato e Cna, hanno preso atto della decisione dei soci (pubblici!) di ricorrere alla procedura del concordato preventivo.
Le associazioni stimano che questa azione avrà un effetto domino devastante sulla economia della nostra provincia che è già segnata da profonde ferite: il colpo di spugna sui debiti contratti mina gli equilibri finanziari delle aziende creditrici con il rischio di un taglio di più di un centinaio di posti di lavoro! Se non è una nuova Eaton, poco ci manca!
Ed è disarmante assistere al teatro del rimbalzo di critiche per questa incresciosa pagina dai vari esponenti del sistema politico locale: nessuno di loro, infatti, può chiamarsi fuori dalle responsabilità per almeno dieci anni di pessima gestione di un servizio pubblico!
La richiesta del concordato preventivo è particolarmente grave perché dilapida un’altra fetta di quel poco di fiducia che rimaneva nei confronti delle istituzioni pubbliche: prima di questo inedito concordato preventivo, le aziende fornitrici del settore pubblico sapevano di dover sopportare tempi lunghi di pagamento e fronteggiare una burocrazia farraginosa ma in ogni caso, potevano contare su di un pagamento certo, basato sul potere funzionale proprio delle istituzioni. E’, comunque la si voglia ricostruire, una brutta pagina per il settore pubblico locale che si aggiunge a quella, non meno inquietante, dei buchi emersi nell’ASL.
Lo strabismo cinico di un apparato dello Stato che per i propri crediti invia ingiunzioni, applica penali e interessi di mora, escute fideiussioni e mette le ganasce, e che quando deve far fronte alle proprie obbligazioni impone unilateralmente sconti e tagli è un potente inibitore per i progetti di tanti imprenditori. La formula “settore pubblico uguale fiducia e solvibilità”, che è stato uno dei pilastri della nostra vita comunitaria, così non vale più e questo avrà conseguenze negative dirette e indirette perché nei costi delle forniture pubbliche dovrà essere contemplato il rischio default.
Altrettanto deprimente è il pressapochismo di tanti protagonisti della vita politica locale che, invece di fare pubblica ammenda, ancora non sono riusciti a mettersi d’accordo su un piano industriale credibile per provare a risollevare Cermec-ErreErre dalle sacche nelle quali l’hanno relegato.
