A una settimana dalla sua approvazione in Consiglio Comunale, ancora bufera sul bilancio sociale di Carrara. Questa volta sono le stesse educatrici territoriali ad insorgere. Stiamo parlando dei discussi 27 casi di bambini disagiati che, entro il 30 giugno, verranno chiusi. Incredule le giovani psicologhe dipendenti di Apuafarma che si occupavano di loro: mettono in dubbio che sia stato realmente il tribunale genovese a decidere la sospensione del servizio, chiedono all’Amministrazione prove certe circe il parere del Tribunale. Anche nel caso in cui i tagli fossero giustificati, secondo le educatrici, il problema sarebbe etico e deontologico. Quando è stata comunicata la conclusione di alcuni dei casi non sarebbe stato dato neppure il tempo di avvisare i bambini e, la decisione di andare a salutarli è stata presa autonomamente dalle operatrici. Gravi i danni psicologici che verrebbero creati adottando simili metodologie, di questo loro sono certe : i minori seguiti infatti hanno subito pesanti stress, si tratta di figli di tossicodipendenti o carcerati e, in alcuni casi anche di piccoli abusati. “Per uno di quelli che stavo seguendo ho impiegato un anno a guadagnare la sua fiducia”, lamenta una delle psicologhe domandandosi cosa penserà adesso il bambino, dopo questo ennesimo abbandono. Neppure il tempo per prepararlo alla fine di un rapporto. Tanta la frustrazione e la delusione provate da indurre alcune delle ragazze a pensare che, paradossalmente, l’Amministrazione voglia assicurarsi nuovi utenti per la prossima generazione, poiché impossibile sarebbe non comprendere quale trauma si starebbe creando in loro. E una critica pesante giunge anche al metodo col quale si sarebbe costretti ad operare ogni giorno: lunghe relazioni redatte su ogni bambino che, puntualmente, verrebbero ignorate: “Addirittura per un minore cui è stato tagliato il sostegno”, concludono, “il neuropsichiatra aveva appena prescritto un aumento di ore”.
