Curva del Molino, alle porte del paese di Pariana: sono le due di notte quando un masso si stacca dal monte e precipita sul tetto di questa palazzina, costruita proprio sotto la strada provinciale. Il masso devasta il tetto e finisce nell’atrio dell’abitazione del signor Giuliano Bertolacci, che in quel momento dormiva nella sua camera da letto. Poteva scapparci l’ennesima tragedia, perché il signor Giuliano spesso stava accovacciato proprio nel punto in cui il masso ha sfondato il tetto, per controllare il camino e ammassare la legna. Dalla strada si vede lo squarcio nel tetto della palazzina, largo oltre 50 cm, le tegole spazzate via e diversi ciottoli. Dall’interno invece il danno appare ancora più grave: il tetto in quel punto spiovente ha una ferita enorme da cui passa una luce accecante. Il signor Giuliano ci mostra i resti del masso che gli è planato in casa: il pezzo più grosso lo avevano già portato via i Vigili del Fuoco, prima di impedirgli di passare la notte in casa. Quando cade il masso, il tonfo si sente anche in casa dei vicini, due compagni e una bambina di tre mesi, costretti anche loro a lasciare l’appartamento per precauzione. Due famiglie evacuate, insomma, a cui il comune di Massa ha offerto alloggio alla Turimar. Sul posto, nella notte, arrivano i Vigili del Fuoco e la Polizia di Stato. In mattinata arrivano anche i tecnici della provincia per un sopralluogo sul monte. La prima ipotesi che si sentono di formulare dopo ore trascorse a perlustrare la zona, è che la colpa sia stata dei cinghiali. Non è la prima volta che zone montane, tra cui anche Pariana, lamentano l’azione di gruppi di cinghiali selvatici, che purtroppo sfuggono al controllo degli umani. Il terreno, certamente fragile e provato anche dalle ultime alluvioni che hanno messo in ginocchio l’intera montagna massese, non ha retto, forse, all’arrivo dei cinghiali che sono soliti scavare, vicino agli alberi soprattutto, in cerca di cibo, rendendo la terra instabile. Quel masso potrebbe essersi staccato proprio per questo motivo. I tecnici della provincia sostengono che, prima di finire sul tetto della palazzina, il masso si sia spaccato almeno in tre parti, due delle quali si sono fermate sulla carreggiata.