Non possiamo mostrarvele, ma quelle viste stamattina da chi ha assistito alla prima udienza del processo sulle false cremazioni, sono state immagini scioccanti.  In aula sono state mostrate le immagini realizzate dai carabinieri di Massa all’interno del forno crematorio del cimitero, che dimostrano l’effettuazione di cremazioni multiple e il riempimento di urne con ceneri mischiate di più cadaveri. Nelle immagini si vedono gli addetti ai servizi cimiteriali posizionare più bare una sopra l’altra e accatastare body bag contenenti salme, effettuando con un unico procedimento cremazioni multiple. Si vedono aprire le bare, si vedono le salme che vengono schiacciate da un’altra bara e infornate. Anche sei salme insieme finiscono nel forno di Mirteto.   Si vedono poi gli stessi addetti recarsi nella sala retrostante il forno ed uscire con più urne in mano, secondo l’accusa riempite con le ceneri mischiate, che poi consegnavano ai parenti. Durante l’udienza, partecipata da numerosi cittadini massesi, molti parenti dei cremati in quegli anni al cimitero di Mirteto, hanno pianto davanti a quelle immagini. In quelle casse c’erano anche i loro cari defunti. A spiegare cosa succedeva in quell’ambiente è stato il testimone ascoltato dal pm Federico Manotti questa mattina: il maresciallo Stefano Castellano. Fu lui uno dei carabinieri del nucleo operativo che posizionarono la telecamera nascosta alla bocca del forno il 14 marzo del 2007. L’inchiesta partì nel 2007, all’inizio i carabinieri pensavano di aver a che fare con un traffico illecito di crocifissi e maniglie di ottone per bare, riciclate. Ma le indagini portarono prima al sequestro del forno crematorio, dove i militari scoprirono che accadeva di tutto, e poi all’arresto di 13 persone. L’operazione fu chiamata Amen. Rinviati a giudizio: Renato Alibani, titolare all’epoca dei fatti Euroservizi che gestiva il forno crematorio di Mirteto; Renzo Fialdini, funzionario del Comune, all’epoca dei fatti responsabile dell’Ufficio cimiteri; il colonnello dei carabinieri in congedo Augusto Calzetta, il quale dovrà rispondere dell’imputazione di favoreggiamento e nove operai di Euroservizi.Sono oltre 100 i famigliari di defunti che si sono costituiti  parte civile, assieme al Comune di Massa e a quelli di Parma,  Piacenza e Segrate, da cui provenivano alcune salme fatte cremare a Mirteto. I capi di imputazione sono in tutto 28 e vanno dalla sottrazione e dispersione di ceneri,  sottrazione di salme e resti mortali, falso ideologico commesso  da pubblico ufficiale in atti pubblici, corruzione, truffa,  peculato, l’abuso d’ufficio.