Non è stata messa ancora la parola fine sull’incindente del Pullman francese finito fuori strada all’imbocco del casello autostradale di Massa. La vicenda la ricorderete: lo scorso 16 febbraio un pullman con a bordo 56 allievi di una scuola francese, cinque accompagnatori e due autisti, diretto per un viaggio d’istruzione a Firenze, sbandò all’altezza del casello di Massa e finì rovinosamente nella scarpata, dopo essersi capovolto. Morirono tre persone. Le indagini medico-legali fecero luce sulle cause dell’accaduto: l’autista soffriva di una gravissima patologia cardiaca ed era stato colpito da un attacco di cuore proprio mentre era al volante del bus. E fu questo a causare la perdita di controllo del mezzo. Il pm Federico Manotti vuole però vederci chiaro sulla vicenda e, soprattutto, sulla cardiopatia di Angelo Saraceno, questo il nome dell’autista. Con quella patologia, infatti, in Italia non sarebbe stato possibile fare l’autista, cosa che invece è avvenuta in Francia. E proprio di questo Manotti chiederà conto alla giustizia francese e cercherà soprattutto di capire se il datore di lavoro di Saraceno sapeva, o no, che il suo dipendente era malato. A spingere Manotti ad ulteriori approfondimenti è stata la relazione del dott. Ratti, medico legale, che aveva diagnosticato una aritmia cardiaca maligna come causa del decesso. L’autista, insomma, era un paziente a rischio, cardiopatico, e non avrebbe dovuto essere alla guida del bus quel giorno. Possibile che nessuno lo sapesse, si chiede Manotti, che al momento ha acquisito alcuni atti, chiesto cartelle cliniche, per poi passare, eventualmente, ad interrogare il medico curante di Saraceno e la moglie.