«Basta propaganda sulla pelle dei lavoratori. Prima di parlare, imparate a leggere i documenti». Massimo Mallegni, consigliere di The Italian Sea Group, interviene nello scontro aperto con i rappresentanti sindacali Nicola Del Vecchio della Cgil e Umberto Faita della Fiom, contestando le loro ricostruzioni sulla crisi del cantiere e sulle scelte compiute dall’azienda.

Al centro della replica ci sono soprattutto i costi delle consulenze, i tempi della procedura e le responsabilità per le conseguenze occupazionali e sull’indotto. Mallegni contesta l’interpretazione dei 21,9 milioni di euro citati dai sindacalisti come somme corrisposte a consulenti esterni al 31 agosto. Secondo il consigliere, la cifra riguarderebbe in larga parte prestazioni tecniche e progettuali, comprese quelle di designer e architetti impegnati nella realizzazione dei megayacht.

Mallegni respinge anche l’accusa di aver lasciato trascorrere otto mesi senza individuare una soluzione. Nella sua ricostruzione, la crisi sarebbe stata provocata da presunte condotte fraudolente, falsificazioni documentali, manipolazioni contabili e operazioni non autorizzate. «Gli atti sono stati depositati all’autorità giudiziaria», afferma, precisando che eventuali responsabilità individuali dovranno essere accertate nelle sedi competenti.

Il consigliere rivendica quindi il percorso seguito per individuare una soluzione, richiamando le undici manifestazioni iniziali di interesse e le cinque offerte vincolanti. Cita inoltre il provvedimento del tribunale di Firenze che, pur evidenziando le difficoltà finanziarie della società, non avrebbe disposto l’interruzione della procedura.

Una parte significativa dell’intervento riguarda il confronto con le organizzazioni sindacali. Mallegni attribuisce a Fim-Cisl e Uilm il merito di aver sostenuto fin dall’inizio il ricorso al contratto di solidarietà, strumento che, secondo la sua valutazione, avrebbe contribuito a evitare i licenziamenti collettivi. Alla Fiom, che ha successivamente sottoscritto l’accordo, contesta invece le posizioni assunte nella fase iniziale e le critiche formulate in seguito.

Sul fronte industriale resta la proposta da 220 milioni di euro presentata da Sri Global Group, individuata dal consiglio di amministrazione come base per procedere verso il concordato in continuità indiretta. La proposta, allo stato, non risulta ancora accettata.

I prossimi giorni saranno decisivi per delineare gli sviluppi della vicenda. L’11 novembre è fissata al tribunale di Firenze l’udienza per l’esame del piano industriale e per valutare il percorso da seguire verso il risanamento dell’intero complesso. Il 13 novembre è invece previsto un nuovo incontro tra la società di viale Colombo e le organizzazioni sindacali. Sul tavolo, le garanzie sulla tenuta occupazionale, il pagamento degli stipendi e i chiarimenti sul futuro dell’azienda e del piano industriale.

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