L’associazione ambientalista: «Il problema non è quanta sabbia mettere, ma perché la costa continua a perderla. Clima, fiumi, dune e porto: serve una strategia diversa»
«Continuare a spostare sabbia dopo ogni mareggiata non significa aver risolto il problema».
È una bocciatura netta quella che arriva da Legambiente Carrara APS sul Masterplan regionale 2026 per il ripascimento del litorale. L’associazione ambientalista contesta alla base l’impostazione del piano e chiede di cambiare prospettiva: non limitarsi a tamponare l’erosione, ma intervenire sulle cause che la alimentano.
Il documento diffuso da Legambiente, dal titolo «Erosione costiera: solo l’ambientalismo potrà salvarci», mette nel mirino quella che viene definita una lettura «radicalmente inadeguata» del fenomeno. Una posizione critica che riguarda anche alcune delle proposte avanzate dagli operatori balneari, turistici, commerciali e immobiliari.
Il punto di partenza, secondo gli ambientalisti, è il cambiamento climatico. L’aumento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacciai, l’incremento degli eventi meteorologici estremi, il riscaldamento degli oceani e l’innalzamento del livello del mare stanno modificando profondamente gli equilibri della fascia costiera.
E in questo scenario, avverte Legambiente, pensare di risolvere l’emergenza semplicemente aggiungendo sabbia rischia di essere una strategia destinata a diventare sempre più costosa e sempre meno efficace.
L’associazione ricorre all’immagine delle «formichine»: lavorare continuamente per ripristinare la spiaggia dopo ogni mareggiata, mentre il fenomeno erosivo continua indisturbato. «Non intendiamo sostenere che tanto vale non fare nulla», precisa Legambiente, ma il messaggio è chiaro: gli interventi di emergenza non possono sostituire una politica strutturale di difesa della costa.
«Ridare ai fiumi il loro ruolo»
Una delle proposte centrali riguarda il ripristino dell’alimentazione naturale degli arenili. Le spiagge, in condizioni naturali, vengono alimentate dai sedimenti trasportati dai corsi d’acqua, materiale che arriva dalle montagne attraverso erosione, frane e processi fluviali.
Per Legambiente bisogna quindi intervenire anche sulla gestione dei fiumi e del territorio, evitando di considerare la spiaggia come un elemento isolato dal suo entroterra.
Dune e posidonia come difese naturali
Altro capitolo riguarda la tutela degli ecosistemi costieri. Le dune, secondo l’associazione, costituiscono una vera e propria barriera naturale contro la dispersione della sabbia provocata dal vento. Per questo dovrebbero essere protette e ricostituite.
Anche la gestione della vegetazione e dei materiali che il mare deposita sulla battigia viene considerata fondamentale. In particolare la posidonia, spesso rimossa durante le operazioni di pulizia, può contribuire a ridurre l’azione del moto ondoso e a trattenere la sabbia.
Da qui la richiesta di più spiagge libere, ricostituzione dei sistemi dunali e nuove modalità di pulizia degli arenili, meno aggressive nei confronti degli equilibri naturali.
E sul porto arriva l’altolà
Il documento dedica infine particolare attenzione al sistema portuale. Per Legambiente il principio da seguire dovrebbe essere quello del «primum non nocere».
Il ragionamento dell’associazione è diretto: non avrebbe senso spendere denaro pubblico per contrastare l’erosione e, contemporaneamente, realizzare interventi che potrebbero modificare ulteriormente gli equilibri del litorale e, secondo gli ambientalisti, aggravare il fenomeno.
La partita, dunque, non è soltanto quella dei metri cubi di sabbia da riportare sulla costa. Per Legambiente è una questione di modello di gestione del territorio.
Il Masterplan, nella lettura dell’associazione, dovrebbe quindi essere ripensato all’interno di una strategia più ampia, che tenga insieme cambiamenti climatici, innalzamento del mare, fiumi, dune, gestione degli arenili e infrastrutture portuali.
Perché, è il messaggio lanciato dagli ambientalisti, se la causa dell’erosione resta intatta, la sabbia continuerà semplicemente a finire in mare e il conto dei ripascimenti continuerà a crescere.
