Documento durissimo contro la gestione del partito. Tra i promotori anche Giacomo Bugliani: «Il Pd è distante dalla città». Sul tavolo primarie per il 2028 e il rilancio dell’opposizione
Il Partito Democratico di Massa apre ufficialmente la sua resa dei conti interna. Dopo mesi di malumori, polemiche e accuse reciproche, la maggioranza dei circoli cittadini ha depositato agli organismi regionali la richiesta di convocazione di un congresso comunale straordinario, un passaggio che di fatto mette in discussione l’attuale gruppo dirigente e apre una fase politica dagli esiti imprevedibili.
Una richiesta che non ha il sapore di un semplice adempimento statutario, ma assume i contorni di una vera e propria sfiducia politica verso chi ha guidato il partito negli ultimi anni.
Il documento allegato alle firme è infatti severissimo e fotografa un Pd descritto come incapace di interpretare il proprio ruolo di principale forza di opposizione all’amministrazione Persiani.
A rendere ancora più pesante il segnale è la presenza, tra i promotori, di Giacomo Bugliani, uno dei dirigenti più autorevoli del centrosinistra apuano e recentemente nominato commissario straordinario di Toscana Promozione Turistica dal presidente della Regione Eugenio Giani. La sua adesione conferisce all’iniziativa un peso politico che va ben oltre una normale dialettica interna.
Nel documento i firmatari parlano apertamente di una “profonda difficoltà politica e organizzativa”, denunciando un partito segnato da frammentazione, scarso radicamento sul territorio e insufficiente capacità di iniziativa politica. Un giudizio che, tradotto dal linguaggio politico, suona come una bocciatura dell’azione svolta finora.
L’accusa più pesante riguarda proprio l’assenza del Pd sui grandi temi cittadini. Secondo i promotori, il partito avrebbe perso progressivamente il contatto con i quartieri e con i cittadini, risultando poco incisivo sulle questioni che più interessano la città: dalla sanità al lavoro, dall’urbanistica all’ambiente, fino ai problemi della sicurezza.
Non è un caso che proprio mentre la maggioranza governa il Comune senza particolari scossoni, all’interno del principale partito di opposizione si apra invece una stagione di forte instabilità. Una situazione che inevitabilmente rischia di rallentare ulteriormente l’azione politica del centrosinistra proprio mentre si avvicinano appuntamenti importanti per il futuro della città.
La richiesta di congresso è sostenuta dai consiglieri comunali Gabriele Carioli, Stefano Alberti ed Enzo Romolo Ricci, insieme ai rappresentanti dei circoli Riccardo Costa, Gianni Mosti, Rossano Alberti, Andrea Bordigoni e Giorgio Berti, oltre agli ex assessori Elena Mosti, Giovanni Rutili, Uilliam Berti e Fabrizio Brizzi.
Per Vincenzo Tongiani, componente dell’assemblea provinciale del Pd, non esistono più margini per rinviare il confronto.
«Siamo qui perché riteniamo improcrastinabile costruire un’alternativa di governo. Il partito deve tornare a fare politica, ascoltare la città e confrontarsi con i problemi reali dei cittadini. Oggi molti percepiscono il Pd come distante e questo è un segnale che non possiamo ignorare».
Tongiani sottolinea anche il valore politico dell’iniziativa.
«Quando si chiede un congresso straordinario si chiede l’esercizio della massima espressione della democrazia interna. Le firme raccolte rappresentano un sentire diffuso e la volontà di riportare al centro del dibattito temi fondamentali come sanità, lavoro, ambiente e sicurezza».
Il progetto dei promotori non si limita però alla sostituzione degli organismi dirigenti. Il documento disegna un vero percorso di rifondazione del partito: congressi di circolo, rinnovo della classe dirigente, conferenze programmatiche aperte al territorio e, soprattutto, primarie di coalizione per scegliere il candidato sindaco del centrosinistra alle elezioni comunali del 2028.
Resta ora da capire quale sarà la risposta degli organismi regionali del Partito Democratico. Se la richiesta dovesse essere accolta, per il Pd massese si aprirebbe una stagione congressuale destinata a ridefinire leadership, strategie e alleanze.
Una cosa appare però già evidente: il documento depositato dai circoli certifica che la crisi del Partito Democratico a Massa non è più un malessere sotterraneo. È diventata uno scontro politico aperto, combattuto non contro gli avversari di centrodestra, ma all’interno dello stesso partito. E il congresso, se sarà convocato, rischia di trasformarsi nel banco di prova decisivo per capire se il Pd saprà ritrovare unità e credibilità oppure uscirà ancora più diviso da una battaglia che appare appena cominciata.
