La presenza di sindaci con la fascia tricolore alla manifestazione organizzata dalla CGIL contro quella che il sindacato definisce “repressione del dissenso” accende lo scontro politico.
A intervenire con durezza sono Fratelli d’Italia, attraverso il consigliere regionale Marco Guidi e il deputato della Lega Andrea Barabotti, che parlano di un uso improprio dei simboli istituzionali e chiedono un chiarimento formale da parte del Prefetto.
Secondo Guidi, quanto avvenuto durante il corteo rappresenta un fatto grave, soprattutto perché la manifestazione era apertamente critica nei confronti dell’operato delle forze dell’ordine in relazione agli indagati per l’occupazione dei binari ferroviari del 3 ottobre scorso. «È pienamente legittimo – sottolinea – che un esponente politico partecipi a una manifestazione a titolo personale. Ma indossare la fascia tricolore significa rappresentare le istituzioni della Repubblica e l’insieme dei cittadini, non una parte politica».
Per il consigliere regionale di FdI, la presenza dei sindaci con i simboli ufficiali in un contesto di protesta contro la polizia costituisce «uno schiaffo alle istituzioni» e rischia di minare il rapporto di fiducia tra cittadini, amministrazioni locali e forze dell’ordine. A rendere il quadro ancora più critico, secondo Guidi, anche i cori ostili rivolti alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la manifestazione. Da qui la richiesta di un intervento del Prefetto, affinché venga richiamato il corretto ruolo che gli amministratori pubblici sono tenuti a rispettare. «Le istituzioni devono essere garanti di equilibrio e unità, non strumenti di contrapposizione ideologica», conclude.
Sulla stessa linea l’onorevole Andrea Barabotti, che parla apertamente di “strumentalizzazione delle istituzioni”. Il deputato leghista sottolinea come, in una manifestazione presentata come difesa della democrazia e della pace, fossero quasi del tutto assenti simboli nazionali o riferimenti ai Paesi occidentali impegnati in percorsi diplomatici concreti. «La fascia tricolore non è un gadget politico – afferma – ma il simbolo dell’unità nazionale. Usarla in una manifestazione schierata tradisce il senso stesso delle istituzioni».
Barabotti rimarca inoltre l’inopportunità di una simile scelta in un corteo nato anche in solidarietà a persone chiamate a rispondere davanti alla magistratura per il blocco di un servizio pubblico essenziale. «Le istituzioni devono restare sopra le parti, non schierarsi contro l’applicazione della legge», aggiunge.
Nel merito delle accuse di repressione avanzate dalla CGIL, Barabotti ribalta la lettura: «La manifestazione stessa dimostra che in Italia gli spazi democratici sono garantiti. Tutti hanno potuto sfilare liberamente, nel rispetto delle regole e sotto la tutela delle forze dell’ordine. Questo è il funzionamento di una democrazia».
Infine, il deputato evidenzia come nei Comuni amministrati dal centrodestra, Massa compresa, non vengano richieste “certificazioni ideologiche” per autorizzare i cortei. «Qui la libertà di manifestare è reale, non selettiva. La differenza tra chi è davvero liberale e chi lo è solo a fasi alterne sta nel rispetto delle regole e delle istituzioni, sempre, non solo quando conviene».
