Si tratta di un intervento indispensabile per assicurare il rispetto delle riforme previste dal Pnrr, definite dal precedente Governo. Riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici.

Il Consiglio dei ministri ha deciso il commissariamento delle Regioni Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna per il mancato via libera ai piani di dimensionamento scolastico relativi all’anno 2026/2027. Una scelta che il Governo definisce necessaria per rispettare gli impegni assunti con l’Unione europea nell’ambito del Pnrr e per garantire il regolare avvio del prossimo anno scolastico.

A seguire il provvedimento sarà la nomina di un commissario ad acta, individuato nel direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, che avrà il compito di adottare i piani di accorpamento in sostituzione delle amministrazioni regionali.

«Si tratta di un intervento indispensabile – ha spiegato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara – per assicurare il rispetto delle riforme previste dal Pnrr, definite dal precedente Governo, che mirano ad adeguare la rete scolastica alla consistenza della popolazione studentesca regionale. Il mancato adempimento metterebbe a rischio le risorse già erogate all’Italia».

Dal Ministero precisano inoltre che il dimensionamento riguarda esclusivamente la riorganizzazione amministrativa e non comporta la chiusura di plessi scolastici.

Sul fronte regionale, tuttavia, non mancano le contestazioni. La Toscana, in particolare, ha presentato ricorso al Presidente della Repubblica, sollevando dubbi sui dati utilizzati dal Ministero. Secondo la Regione, infatti, il numero degli studenti sarebbe stato sottostimato: a fronte di 428mila iscritti ipotizzati, gli effettivi sarebbero 436mila. Una differenza che inciderebbe direttamente sul numero degli accorpamenti, che passerebbero da 16 a 8 su un totale di 466 istituti.

In attesa del pronunciamento del Capo dello Stato, il percorso sembra comunque tracciato. Sarà il commissario ad acta a indicare le scuole da accorpare, presumibilmente partendo dall’elenco già predisposto dalla Regione, aprendo così una fase delicata per l’organizzazione del sistema scolastico nei territori coinvolti.