Si chiude con un nulla di fatto uno dei procedimenti giudiziari che più aveva scosso la provincia negli ultimi anni. Il maxi processo sui cosiddetti “furbetti” del cartellino, nato dall’inchiesta avviata dalla Procura di Massa, si è concluso ieri con una sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

Il giudice monocratico del tribunale di Massa, Fabrizio Garofalo, ha dichiarato estinti i reati contestati per scadenza dei termini nei confronti dei 49 imputati finiti alla sbarra, dipendenti della Provincia e del Genio Civile, accusati di truffa ai danni dello Stato. L’inchiesta, esplosa pubblicamente nel 2018, aveva coinvolto complessivamente 75 persone.

Il fascicolo, nel corso degli anni, è passato attraverso diversi magistrati: dall’ex procuratore capo Aldo Giubilaro, affiancato dalla pm Roberta Moramarco, fino ad arrivare alla collega Marianna Di Palo.

Ieri mattina, in aula, la folta schiera di avvocati difensori ha assistito alla parola “fine” di una lunga battaglia giudiziaria durata quasi un decennio.

Le indagini erano partite nel 2016 e culminarono nel settembre 2018 in una maxi operazione condotta con 110 militari dei carabinieri, supportati anche da elicotteri. In quell’occasione furono disposte misure cautelari nei confronti di 29 dipendenti pubblici: 26 agli arresti domiciliari e tre con divieto di dimora. Con il prosieguo delle indagini, però, il numero degli indagati aumentò sensibilmente.

Secondo l’accusa, i 49 imputati avrebbero sistematicamente omesso di timbrare il cartellino, allontanandosi dal posto di lavoro durante l’orario di servizio per svolgere attività personali: dal mercato allo shopping, dal parrucchiere alla palestra. Le telecamere installate dai carabinieri documentarono numerosi episodi. Dagli accertamenti emerse anche che tre dipendenti svolgevano un secondo lavoro mentre avrebbero dovuto essere in ufficio, in alcuni casi nelle attività di famiglia.

La Procura parlò all’epoca di circa 5mila episodi di assenteismo accertati, tra pause caffè prolungate, spese al supermercato e uscite non autorizzate, per un totale di oltre 2.600 ore di lavoro sottratte al servizio pubblico. Per i reati di peculato e false attestazioni, tuttavia, resta ancora pendente un altro procedimento.

A quasi dieci anni dall’avvio delle indagini, la sentenza di ieri mette definitivamente la parola fine al maxi processo per truffa, lasciando aperto il dibattito sulle lungaggini della giustizia e sull’impatto che questa vicenda ha avuto sull’immagine della pubblica amministrazione sul territorio.